Archive for febbraio 2012

Caro il mio Stano Breja, queste tea-tins tu non ce le hai!

Stano Breja è un grandissimo collezionista, se non il più grande, di scatolette di latta per il té, in inglese tea-tins. La sua collezione, che vanta molte più di 2000 scatoline da té griffate, ovvero prodotte dalle varie case di produzione di té sparse per il mondo, da Twinings a Tetleys a Damman e Hediard, è fonte di ispirazione per quanti amano il té in tutte le sue forme, dalla pianta alla foglia alla bevanda in tazza, passando, quindi, dal suo contenitore, la scatoletta di latta.

Dietro le scatoline di latta per il té si nasconde infatti tutto un mondo fatto di fantasia, di varietà, di vivacità: le case di produzione di té affidano alle loro tea tins il compito di illustrare in modo più o meno evocativo il proprio marchio e il proprio contenuto. Come sulla scatola, con la differenza che la latta è molto più duratura…

Il gioco  più divertente è, una volta scoperto il sito web di Stano Breja, è scoprire se possediamo qualche scatolina che lui non possiede. E lui stesso lo dice, del resto, che la sua collezione non è completa e che se vogliamo possiamo contattarlo per informarlo su ciò che gli manca.

Così ho deciso di fare anch’io questo gioco, ho rovistato tra le tea tins della mia collezione (che sarà formata al massimo da una ventina di scatolette, altro che 2000, e per la maggior parte non griffate) e ho, con molta soddisfazione, scovato alcune scatolette che Stano non possiede! Lungi da me informarlo privatamente  ma approfitto di questa scusa per mostrarle a voi. Alcune infatti sono davvero dei gioiellini…

Number One: di questo vi ho già parlato, è Mariage Frères Wedding Imperial, in tea tin cilindrica con coperchio a scatola di caramelle. Stano Breja ne possiede due uguali come modello ma pertinenti ad altri due té della collezione Mariage Frères, per cui si può dire che questa gli manca.

mariage frères wedding imperial

Mariage Frères, Wedding Imperial Tea

Numero due: direttamente dall’aeroporto di Monaco di Baviera arriva questa scatoletta di Dallmayr, blu con elefante indiano. Stano Breja non possiede nulla della Dallmayr, sicché…come dire… 1 a 0 per me!

Dallmayr

Dallmayr tea tin

Numero 3: questa scatoletta di té alla rosa della Taylors of Arrogate è stata acquistata su un mercatino dell’antiquariato un paio di anni fa. Non dev’essere particolarmente recente e la sua caratteristica principale è la fantasia a stampe cinesi con rappresentata la preparazione tradizionale del té. Stano Breja possiede alcune tea tins della Taylors of Arrogate ma non questa nello specifico.

taylors of Harrogate

Taylors of Harrogate, China rose tea

taylors of harrogate

Taylors of Harrogate, China rose tea

Numero 4: anche questo Harrods Exotic Tea non dev’essere particolarmente recente: se non erro è in casa mia da sempre, almeno da quando ho sviluppato un interesse per il té (e sono almeno 12 anni). Su fondo verde la fantasia delle due bande sopra e sotto la scritta ricordano l’Exotic del té contenuto al suo interno.

harrods exotic tea

Harrods, Exotic Tea

Number Five: ultima ma non ultima, questa chicca ne viene dall’Australia. Non sono convinta che possa rientrare tra le scatolette griffate, ma è prodotta per un’azienda che produce souvenir australiani; è il classico Australian Bushland tea, té da souvenir che si acquista nei negozi di gadget e cartoline di cui le città australiane sono piene (e non mi vergogno a dirlo!). Non so se può rientrare nella categoria, dunque, ma ho sfruttato l’occasione per farvela vedere!

australian bushland tea

Australian Bushland tea

australian bushland tea

Australian Bushland Tea

Naturalmente non posso competere con l’infinita collezione di Stano Breja, ma è stato divertente cercare, confrontare, scoprire che anch’io sono, nel mio piccolo, una minima collezionista (anche) di scatolette per il té.

E voi? Possedete anche voi scatolette per il té che Stano Breja non ha? Sarebbe divertente mettere insieme una collezione condivisa e virtuale che ognuno di voi può raccontare o qui in commento o sul proprio blog sottoforma di post, per vedere quanto vasto è il mondo delle tea tins. Che sono tante, tantissime, una per ogni té, per ogni collezione, per ogni restyling. Se vi va, io sono qui, pronta ad accogliere le vostre tea tins per costituire questa bella collezione virtuale e condivisa di scatolette per il té. Da proporre, magari, una volta, così per gioco, a Stano Breja.

Daintree, una piantagione di té in Australia

L’avevo annunciato, ma non ho mai dedicato un post all’argomento: ed è l’emozione, tutta mia e tutta particolare, per aver scovato una piantagione di té in Australia durante un’escursione, invero non troppo fortunata, nel Daintree National Park verso Cape Tribulation, a Nord di Cairns, nel Queensland.

daintree tea

la piantagione di té nel Daintree National Park, Queensland

Che in Australia si beva il té non è una novità: da buon Paese del Commonwealth, dunque di tradizioni e cultura inglese, il té non può mancare nelle abitudini degli Australiani. Da sempre, direi, da che l’Australia è stata colonizzata di fatto il té viene preparato, bevuto e consumato; qualche tempo fa avevo anche dedicato un post al té ai tempi della corsa all’oro a Ballarat e dintorni, infatti…

Ma se bere il té è cosa nota, meno noto è sapere che l’Australia è essa stessa produttrice di té! Il Daintree Tea è il té nazionale, e viene prodotto in una radura all’interno della grande foresta pluviale che va sotto il nome di Daintree National Park. Esso è un’enorme foresta, la più grande più antica foresta pluviale del mondo, l’unica dove ancora riesce a vivere serenamente quel relitto preistorico che è il casuario, che solo qui trova la cassowary plant, dei cui semi va ghiotto. Il fiume che attraversa la foresta, il Daintree River, è infestato dai coccodrilli, e per le sue condizioni di fiume irregolare, che va soggetto alle inondazioni proprie della stagione delle piogge, è attraversabile solo mediante una chiatta che fa servizio in continuazione tra una sponda e l’altra del fiume. Dopo, la strada che si apre all’interno della fitta foresta è stretta, densa, tutta curve, finché non si apre in una radura che si svela davanti ai miei occhi come una rivelazione: eccola! E’ lei la piantagione di té!

daintree tea

Non mi era mai capitato di vedere una piantagione di té dal vivo; l’unica vista finora è quella tutta italiana, a Sant’Andrea di Compito (LU) di Guido Cattolica, più simile a un vivaio, però, che ad una piantagione. Quella del Daintree Tea invece è la tipica piantagione di té: circondata dalla natura, estesa per qualche ettaro, immersa nel verde e nella bruma, come uno si aspetterebbe una piantagione di té. Non è il Darjeeling, non è lo Yunnan, non è Fukuoka né Ceylon, ma è una vera piantagione di té.

Dato che l’escursione non si stava svolgendo nel migliore dei modi, causa una pioggia incessante da anticipo della stagione delle piogge cui non eravamo preparati, vedere la piantagione mi ha risollevato il cuore e la giornata: ho fatto fermare il pulmino e tutta l’allegra combriccola di turisti fradici di pioggia apposta per fare almeno una foto. Ne ho riportato a casa un ricordo autentico, perché mio, scelto e selezionato da me, totalmente personale, dell’Australia, ed è un’immagine che mi porterò nel cuore.

Ah, naturalmente ho anche acquistato il Daintree Tea, té nero che non dev’essere di grandissima qualità, visto il basso costo, e che infatti non è eccezionale, ma è autenticamente australiano. Ed è questo che conta!

daintree tea

Té da Mille e una Notte, dal Souq delle spezie di Dubai

Sono appena rientrata da Dubai. Rimando ad altra sede il racconto di questo breve ma intenso week-end di immersione in una città-stato che è contraddizione tra l’attaccamento alla tradizione di matrice araba e la tensione alla modernità più accentuata che solitamente cuciamo addosso alla cultura occidentale. Qui voglio parlare di quell’unico té meraviglioso che ho acquistato nel souq delle spezie, uno dei luoghi giustamente più noti della “città vecchia”, uno dei luoghi più magici, dove meglio si consuma l’incontro col mondo arabo, che mai come in questi casi ti accorgi di quanto poco conosci.

Il souq delle spezie è una dedalo di viuzze strette e coperte su cui si affacciano le botteghe, all’interno del più ampio Grand Souq “Deira”, nel cuore della città più autenticamente araba. Sono lontani da qui i grandi grattacieli, e non ci sono i mega centri commerciali: solo souq e bazar, e negozi normalissimi nelle vie limitrofe. Il profumo che si respira nel souq è di tutte le spezie del mondo, concentrate a creare quell’essenza unica che ti entra nel naso, nei polmoni, fin nelle ossa e nel cervello, e che ricorderai per sempre, tanto è forte e caratteristico. Sacchi e sacchi di spezie diverse, qui il pepe rosa, lì la cannella, lì ancora il cardamomo e più in là lo zafferano iraniano… Le donne, nei loro lunghi e neri abiti tradizionali, col capo velato e il volto coperto rovistano tra i sacchi, acquistano spezie, guardano, giudicano, annusano e soppesano. Intorno, i venditori ti si fanno accanto per farti sentire questi profumi mediorientali inebrianti. Roba dell’altro mondo, roba da mille e una notte, per l’appunto.

souq dubai

Il souq delle spezie, Deira, Dubai

Di quel souq, delle sue atmosfere e dei suoi profumi ho portato indietro un té che racchiude, quasi vaso di Pandora, tutte le spezie di questo mondo. Solo che quando lo apri non ne escono disgrazie per il genere umano, ma una fresca nota mediorientale che solo chi è stato nel souq può capire. Lo sorseggi, lentamente, mentre ascolti magari qualche melodia Buddha Bar, ad occhi chiusi, e immediatamente vieni trasportato sul tappeto volante della mente nel souq delle spezie. E’ Dubai, ma potrebbe essere un qualunque souq di una qualunque città della penisola arabica, perché questo è un aspetto della cultura araba che non conosce confini politici, ma è sovranazionale, radicato fin nell’intimo di ogni singola persona.

masala tea

il mio té da mille e una notte a dubai

Il té da Mille e una notte a Dubai – ormai lo chiamo così, è aromatizzato con boccioli di rosa, cannella, cardamomo, chiodi di garofano, pepe rosa, lavanda, menta e ibisco. Per renderlo più forte aggiungo un cucchiaino di té nero proveniente da un altro souq, quello di Damasco e l’incanto è perfetto. E le notti d’Oriente non sono più solo un ricordo, ma sono qui, sono ora. Ed è meraviglioso.

Make tea not war

Make tea not war” è il titolo di un’opera dell’artista inglese Bambi, definita street artist da chi si intende un minimo di arte contemporanea (me ne tiro fuori). L’opera è molto semplice ed efficace nella nostra società delle immagini che ogni tanto cerca il ritorno alla semplicità: uno stencil su un muro rappresenta un’anziana e arzilla vecchietta con una teiera in mano. La scritta sotto, make tea not war, è il messaggio semplice ed efficace che non ha bisogno di ulteriori commenti o spiegazioni: è già tutto lì dentro.

make tea not war

Bambi, Make Tea Not War

L’opera originale sta su un muro di Londra – e tra l’altro è stata oggetto di atti vandalici – ma ne esiste una copia fatta per essere venduta e che è stata infatti acquistata, per la modica cifra di 20.000 £, dal cantante dei Take That Mark Owen pochi giorni fa. E’ anzi grazie a questa notizia, rimbalzata sulle testate di gossip inglesi, da lì a twitter e a facebook, e di cui peraltro si potrebbe anche fare a meno (non è poi così fondamentale sapere come spende i suoi soldi un cantante, per quanto possa essere l’idolo delle masse) che sono venuta a scoprire l’esistenza di quest’artista, Bambi, e della sua opera, che ben si presta ad essere proposta su questo blog. Notizie più precise sull’artista si trovano qui mentre su Fickr si trovano le foto dell’originale e delle scritte vandaliche che l’hanno deturpato.

Curioso come alle volte si possa imparare e conoscere qualcosa di nuovo anche leggendo un frivolo articoletto di gossip: se non avessi mai aperto il link su twitter, non avessi letto l’articolo e visto l’immagine dell’opera, non avrei mai scoperto l’esistenza di questa Bambi, della provocatorietà di certi suoi messaggi e certe sue opere, dell’esistenza infine di un’opera che in qualche misura ha a che fare con il mio té.  Pensa un po’, mi tocca ringraziare Mark Owen per l’ottimo affare che ha fatto e per il post che mi ha fatto scrivere!