Archive for dicembre 2011

Bere il té in Australia: un po’ di storia, a Ballarat

Tra i buoni propositi per il 2012, ho quello di raccontare la mia esperienza del té in Australia. Qualcosa ho già anticipato in qualche post, ma il grosso e il bello deve ancora venire! Comincio oggi, in questo finale di 2011, con un po’ di storia del té in Australia, così come viene raccontata in un preziosissimo libro, Household Lore, il vademecum della signora di Ballarat nella seconda metà dell’800, acquistato a Soverign Hill, il parco storico che ricostruisce la neonata cittadina di Ballarat, che presto sarebbe diventata capoluogo dei Goldfields, i campi d’oro, per l’abbondanza di miniere. Sfogliare questo volumetto, che raccoglie ricette, rimedi e consigli di bonton, permette di apprendere, non senza un filo di ironia e di divertimento, cosa ci si aspettava dalle signore dabbene dell’Australia dell’epoca della corsa all’oro, di quando ancora non esisteva uno stato australiano, di quando gli australiani più poveri scavavano in miniera ma gli aborigeni erano servi quando non del tutto schiavizzati. Di quando l’Australia era ancora da finire di esplorare, di quando i pionieri riempivano le pagine dei giornali. In tutto questo le mogli dei pionieri che facevano? Si annoiavano, come sempre, e bevevano il té.

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Il té-souvenir in vendita a Ballarat-Sovereign Hill

L’Australia, essendo di cultura anglosassone ha acquisito, meglio ha portato dalla madrepatria Inghilterra, l’usanza del bere il té. A metà dell’800, quando le città erano più simili a paeselli da far west che non a città in senso proprio, e quando le distanze erano terribilmente enormi e insormontabili perché esisteva soltanto il carro trainato da cavalli, le signore dabbene non potevano rinunciare al té e organizzavano, tra signore della zona, veri e propri tea party cui se non venivi invitata voleva dire che non eri considerata degna né all’altezza di avere delle amiche di cotal lignaggio, mentre se, pur invitata, non ti presentavi, arrecavi una grossa offesa alla padrona di casa. Insomma, per amore o per forza, il Tea Party era un momento di aggregazione sociale irrinunciabile per le signore di un certo livello (quelle che possedevano un servizio da té degno di questo nome, che avevano una casa grande e ben arredata, accogliente e decorosa, che avevano la possibilità di farsi scarrozzare sul carro della proprietà per raggiungere la sede del Tea Party).

Addirittura in qualche circostanza l’annuncio del Tea Party, chiamato At Home, veniva pubblicato sul quotidiano locale – accanto alla scoperta di una qualche grossa pepita d’oro, magari. In questo modo l’organizzatrice si assicurava che nessun’altra nello stesso periodo ne organizzasse un altro e al tempo stesso faceva sì che quante più signore dabbene fossero informate dell’evento: non c’era peggior spregio di vedere una bassa o bassissima partecipazione al proprio At Home. L’evento era ovviamente al pomeriggio, per evocare il classico té delle 5 di tradizione inglese; le partecipanti arrivavano a casa della signora, porgevano il loro biglietto da visita, ovvero l’invito e le proprie credenziali.

La padrona di casa preparava il té in un’elegante teiera, quella del servizio buono, prendendo il té da un teacaddy, che sarà stato sicuramente pregiato, proprio come era quello delle Ladies inglesi in madrepatria (mi viene in mente il teacaddy in madreperla di ELisabeth Barrett Browning), quindi compiva tutti i passaggi dell’infusione e del servizio del té nelle tazze delle ospiti, le quali prendevano in mano la tazza senza togliere i guanti.

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Alcuni servizi da té in stile fine '800 in vendita nel grazioso emporio di Ballarat-Sovereign Hill

Mi immagino queste donnine nei loro ampi abiti di stoffe colorate che giocano a fare le signore, consapevoli in cuor proprio che era meglio se restavano in Inghilterra dove sì che avrebbero potuto fare le signore! Invece niente, solo terra terra terra, polvere, bestiame, aborigeni e il marito che le lascia sole per giorni, forse per settimane, dietro ai propri affari. In ogni caso i discorsi non potevano essere sconvenienti, per quanto per la maggior parte sicuramente si trattava di pettegolezzi d’élite, e l’At Home doveva durare almeno 20 minuti, dopodiché l’invitata che si alzava per andar via adducendo una qualche banale scusa non era guardata di buon occhio: snob da morire sì, stupide no!

In città, a Ballarat per esempio, nello stato del Victoria, non mancavano i locali pubblici dove poter sorseggiare una tazza di té: le bakeries più rinomate avevano infatti la sala da té, molto elegante, come ci si aspetta da un ambiente in cui svolgere una nobile occupazione come appunto il té delle 5. E a Soverign Hill, parco storico che ricostruisce la Ballarat del 1860, non manca la bakery-sala da té, rigorosamente ricostruita sulla base di incisioni d’epoca conservatesi e giunte sino a noi.

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La New York Bakery di Ballarat, ricostruita fedelmente nel parco storico di Soverign Hill

Leggere il librino da cui ho tratto queste brevi notizie consente di crearsi un’idea della vita quotidiana della signora australiana di fine ‘800. Con una freschezza e una vitalità incredibili, si scopre che le ricette fornite possono facilmente essere riproposte oggi, e che quelle ricette altro non sono che adattamenti dalla cucina inglese o irlandese. Dunque come per la cucina, anche il té risente dei bei ricordi di Madrepatria nella sua preparazione. A quest’epoca era ancora d’importazione, nessuno si era preso la briga di coltivarlo… ma questa è un’altra storia… 😉

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Bonbons au thé di Mariage Frères: che dolce scoperta!

L’ultima volta che sono stata a Parigi sono stata, naturalmente, come ho già raccontato qui, da Mariage Frères in Rue du Bourg-Tibourg, nel Marais. Da un lato della stradina c’è la sala da té, dirimpetto c’è il Comptoir, il negozietto, che ha il compito di veicolare su di sé la folla di clienti che, dopo aver gustato una tazza di té, si accalcano nell’angolo-bottega della sala da té. Nel Comptoir sono già confezionati, sia in sacchetto che in boite di latta, i té più richiesti, le confezioni regalo – ad esempio in questo periodo quelle natalizie – i libri e gli altri prodotti che vanno sotto il nome di épicerie fine.

Quest’anno, complice il fatto che già in Australia ho fatto la scorta di té per un anno, non mi sono sentita di acquistare kg di té com’è mia abitudine quando capito da queste parti: mi sono trattenuta, acquistando solo la boite del té Wedding Imperial, in quanto è stato il nome del tavolo degli sposi al mio matrimonio, e un barattolino in vetro di caramelle al té, le Bonbons au thé di Mariage Frères.

Mi si è aperto un nuovo mondo. Ognuna di esse è un’esplosione di sapori che ricorda i vortici di luci e colori che sente il topolino Ratatouille quando mischia ingredienti differenti per la propria cucina! Le caramelle sono aromatizzate ad alcuni té della produzione Mariage Frères: Noel, Marco Polo, Earl Grey Imperial, Ceylan. Ognuna di esse è un capolavoro di profumo e dolcezza, sicuramente qualcosa di nuovo e diverso dal solito.

bonbons au thé

C’è solo un problema: una caramella tira l’altra, e nel barattolino ce ne stanno proprio poche! Come farò a procurarmi una scorta per un anno? Comprerò online? Mi affiderò a chi va occasionalmente in vacanza a Parigi? Cercherò se i rivenditori autorizzati Mariage Frères in Italia vendono anche le caramelle? Valuterò la cosa con estrema attenzione. Intanto mi perdo, ancora una volta, nell’immenso universo di dolcezza dell’ultimo bonbon rimasto. Ah, che delizia!

Buon Natale!

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Buon Natale a tutti noi amanti del té!
L’acqua é nel bollitore, mentre mi preparo un Té di Natale, un classico e confortante té nero speziato alla cannella, all’arancia e al pepe. E in tv danno “La storia infinita”, un classico adatto alla serata.
Buon Natale a tutti. E a ciascuno il suo té di Natale!

La mia inseparabile Earl Grey’s Twinings bag!

É da qualche anno ormai che la possiedo, dopo averla acquistata senza pormi troppi problemi su un mercatino di Natale a Genova, se non erro.
La mia pratica borsa Twinings ovviamente non é merchandising originale della Twinings, ma é tuttora una borsa “originale”, che attira l’attenzione in quanto immediatamente riconoscibile. In fondo si tratta di una bustina gigante di Earl Grey, né più né meno. E, proprio come una bustina di té racchiude un universo di sensi, di profumi e di calde sensazioni, così questa borsa/bustina gigante può racchiudere un universo femminile fatto di quotidianità e di tutti quei piccoli oggetti e gesti che rendono unica la borsa di ogni donna. Un microcosmo di pensieri, di emizioni, di idee e di esperienze, pronto a sprigionarsi da un momento all’altro, come una bustina di té messa in infusione.

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“La vita è in ogni respiro, in ogni tazza di té”

Davanti ad un albero di ciliegio in fiore, sakura, l’ultimo samurai Katsumoto pronuncia la frase più bella di tutto il film che vede Tom Cruise nei panni di un capitano dell’esercito statunitense mandato nel 1876 a sostegno dell’imperatore del Giappone contro l’ultimo gruppo di samurai vecchio stampo, legati alla tradizione tanto da non capire che il mondo, il loro mondo sta cambiando. E’ quella fase della storia del Giappone in cui lo stato del Sol Levante, nella persona dell’imperatore, vuole a tutti i costi assumere la cultura occidentale come propria, cancellando per sempre millenni di cultura, filosofia e pensiero giapponese. E’ quella fase che attraversa ad esempio, uscendone però vincitore, Kakuzo Okazura, il quale, una volta incontrata la cultura occidentale, capisce che assolutamente non va perduta ma al contrario recuperata la cultura giapponese in abbandono. Non c’è niente di peggio per un popolo che essere costretto a perdere la propria memoria storica, di conseguenza la propria identità. Così Kakuzo Okakura combatte questo processo con il suo “Lo zen e la cerimonia del té“. Ma siamo già nei primi decenni del 1900, quando il processo, ormai avviato, ha già visto la scomparsa di tanti aspetti della cultura giapponese, prima tra tutte la tradizione dei samurai.

l'ultimo samurai

Da sempre al servizio dell’imperatore, è proprio questo il dramma che fa da sfondo e intreccio al film: l’imperatore va contro i suoi più fedeli servitori, li fa massacrare perché portatori di valori del passato, valori da cancellare. L’americano Tom Cruise invece li scopre, questi valori, li fa suoi, cambia totalmente il proprio punti di vista su se stesso e sul mondo.

l'ultimo samurai

Una scena dal film "L'ultimo samurai"

La fotografia del film è stupenda, fonde la tradizione orientale con la regia occidentale, regala superbi scorci di un mondo che non c’è più e quella frase, quell’unica frase di tutto il film che ricordo dalla prima volta che lo vidi al cinema: “La vita è in ogni respiro, in ogni tazza di té“.

Da vedere, bevendo un té Matcha. Non sarà un maestro del té giapponese a prepararlo, ma io col mio umile frullino. Non è la stessa cosa, certo, ma per stasera è sufficiente.

Da Mariage Frères, ancora una volta

Ci sono pochi posti al mondo ai quali sono particolarmente affezionata. Posti nei quali torno sempre volentieri, posti nei quali voglio tornare a tutti i costi quando capito da quelle parti. La sala da té di Mariage Frères in Rue du Faubourg-Tibourg, nel Marais, a Parigi, è uno di quei posti. Ed è, peraltro, il posto in cui due giorni fa ho proprio fatto questa riflessione: in pochi posti al mondo mi sento così a casa, così a mio agio, realizzo ogni volta un piccolo sogno personale. In fondo, e chi mi conosce lo sa, ci vuole veramente poco per donarmi il sorriso: e andare da Mariage Frères quando passo da Parigi è una di quelle cose che mi trasforma in una bambina felice.

Così è stato due giorni fa. Sono andata a Parigi a passare il week-end con alcune colleghe e, tra un giro alle Tuileries e uno sugli Champs Elisées, tra una puntata al Mercato delle Pulci di Porte de Clignancourt e una mostra alla Pinacothèque, non ci siamo fatte mancare una passeggiata, breve certo, ma intensa, nel Marais. Passeggiata che è iniziata subito con una sosta, una sosta di piacere nel Salon de Thé di Mariage Frères.

Eravamo in tre. Io, cartina alla mano, le ho guidate fino alla vetrina, dove già al solo vedere l’insegna gli occhi mi brilavano come ad una bimba davanti al negozio di caramelle! Che ci volete fare, sono fatta così! Sono le 16.30 di domenica pomeriggio, tra poco scatta l’ora del té, ma per fortuna siamo ancora in tempo per trovare un bel tavolino al piano di sopra. Ci viene dato insieme al menù il mitico libro “L’arte francese del té” che funge da guida nella scelta del té da degustare. Conoscevo già il libro, e personalmente so già cosa prenderò: quel té Alexandra David-Néel che presi già l’anno scorso, e che mi è rimasto nel cuore. Ma le mie colleghe? Sono confuse in mezzo al bene! Si lasciano guidare dalle spiegazioni del libro, spiegazioni più evocative che precise, veri capolavori di letteratura piuttosto che mero elenco di ingredienti;  di fatto è questo che fa il té: evoca sensazioni, non rivela precise le sue componenti, ma si lascia piuttosto indovinare, attraverso le atmosfere che crea.

Mariage Frères

Dunque, per me un té Alexandra David-Néel, (té che ho già descritto in un post dedicato alla mia ultima visita da Mariage Frères un anno fa), té nero complesso, fortemente speziato, ma in cui prevale il pepe, talmente persistente da prevalere in gola e quasi coprire qualsiasi tentativo successivo di assaggiare altri té. Ma assolutamente irrinunciabile, per chi l’ha assaggiato una volta: non ha i soliti frutti, non ha i soliti fiori, anche le spezie sono diverse, insomma, è qualcosa di assolutamente nuovo per i nostri palati già di per sé – nonostante gli sforzi – poco abituati al caleidoscopico mondo del té.

Una delle mie colleghe, dai gusti decisamente non comuni, alla ricerca di un té affumicato, è piacevolmente inciampata in un té Amateur,  un bel matrimonio tra té nero e té verde, delicatamente affumicato e ravvivato leggermente da fiori di gelsomino (molto ricercato dai conoscitori, dice la guida). L’altra mia collega sceglie invece un té Casablanca, un altro bel matrimonio, questa volta tra té verde alla menta marocchina e té al bergamotto, fresco e profumato.

Del resto bisogna osare, in un posto del genere, e le mie compagne d’avventura non si fanno sfuggire l’occasione! Mi danno molta soddisfazione! Le vedo contente, soddisfatte, divertite dall’ambiente e dalla situazione. Mi fa proprio piacere vederle perfettamente a loro agio, curiose e attente a leggere la guida dei té: rispetto al té che ci prepariamo di solito in pausa al lavoro, questa è tutta un’altra storia!

E non finisce qui: perché una volta bevuto il té e uscite dal Salon de Thé, si attraversa la strada e si entra nel Comptoir! Qui si scatenano i  nostri istinti di shopping estremo represso! Io personalmente, e contrariamente ad ogni pronostico, mi trattengo (ma solo perché la scorta che ho fatto in Australia solo un mese fa è decisamente troppo abbondante!), quindi acquisto un té Wedding Imperial (che le più attente, o le più assidue, tra voi sanno essere il nome che ho dato al tavolo degli sposi al mio matrimonio), al cioccolato e caramello, in elegante boite nera con logo di Mariage Frères, e una petite boite in vetro di bonbons au thé. Ah, e un trattato sul té del 1693 ritradotto e pubblicato solo ultimamente da Mariage Frères. Le mie colleghe invece si sdanno (come direbbe mio marito) e fanno spese pazze! Non vedo l’ora (sembra assurdo dirlo) di tornare al lavoro per poter provare durante la pausa ciascuno dei té acquistati da loro: le pause, e il lavoro, saranno più piacevoli, sia per l’accompagnamento del té, sia per i ricordi che ci susciterà!

acquisti mariage freres

A Mariage Frères va ancora una volta il merito di avermi fatto passare un’ora di pura meraviglia nella sua bella atmosfera calda e gialla, tra camerieri in livrea (anche se –eh-ehm– sbagliano ad assegnare il té nonostante lo abbiano preventivamente annusato!), dolci bellissimi, in foglia d’oro e composta di lamponi, ambiente raffinato ed elegante, una gioia per gli occhi e per lo spirito!

Mariage Frères, ma passion

Sono tornata di nuovo da Mariage Frères, nella splendida sala da té del Marais.
Ci sono pochi posti al mondo a me così cari da farmi illuminare gli occhi quando vi arrivo davanti: Mariage Frères é uno di questi, con il suo ambiente profumato, signorile e accogliente, una gioia per gli occhi e per lo spirito, per i sensi in generale.
É una gioia tornarvi ogni volta.

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