“Il finanziere giramondo” che voleva vendere té cinese ai giapponesi

Ho visto su DoveTV, canale satellitare dedicato a documentari e dintorni su viaggi e quant’altro in giro per il mondo, una puntata de “Il finanziere giramondo“: storia di un tizio, Conor Woodman, che in UK si occupava di alta finanza ma che siccome si annoiava ha pensato bene di vendere la sua casa, di ricavare 25000 sterline e di investirle in piccoli commerci in giro per il mondo: c’è la volta che ha acquistato cavalli per rivenderli in Kirgizisthan, la volta che ha venduto vino sudafricano in Cina e che ha affittato un peschereccio a Fukuoka per rivendere il pesce pescato in giornata. Ogni tanto gli affari gli vanno bene, e fa dei gran guadagni, ogni tanto qualcosa va storto e ci rimette parecchio. E’ il caso della puntata di ieri, quando il nostro eroe ha pensato bene di andare a Taiwan, dove vi sono prestigiose e pregiate piantagioni di té Oolong, per rivendere il suddetto té Oolong sul mercato giapponese. Al di là del fatto che ho trovato bizzarro che al Giappone, ottimo consumatore del proprio té (all’epoca delle riprese non c’era ancora stato il disastro dello tsunami di marzo 2011), la puntata è stata però l’occasione per fare la conoscenza con alcuni dati piuttosto interessanti. Ma andiamo con ordine: vi racconto la puntata del Finanziere giramondo che voleva vendere il té cinese ai Giapponesi.

Conor Woodman si trova a Taiwan, dove ha deciso di acquistare direttamente dal produttore una partita di té oolong da rivendere sul mercato giapponese. Per fare ciò occorre incontrare un produttore e recarsi sul posto, così il finanziere giramondo si reca nel centro dell’isola, dove ad aspettarlo c’è una verdissima piantagione di té pronto per essere raccolto e lavorato. Si contratta sul prezzo, e il produttore, che conosce molto bene il valore del suo raccolto, gli propone una cifra sulla quale Woodman non potrà fare un gran guadagno. Ma è una cifra inferiore a quella che di solito propone al proprio grossista, per cui Woodman si vede costretto ad accettare.

taiwan tea fields

Piantagioni di té a Taiwan

Il nostro eroe si rende conto che acquistando il té direttamente dal produttore per rivenderlo in Giappone potrà ricavarci solo un misero guadagno e, chiedendo consiglio a Tea Parker, un conosciutissimo taiwanese  maestro e teorico del té (al suo attivo almeno una ventina di libri di cui è autore, una vera autorità nel settore, dunque), scopre che se vuole davvero far soldi deve vendere in Giappone il té d’annata, té che solo i veri collezionisti possono e vogliono permettersi. Il finanziere giramondo si fa convincere e acquista per la bellezza di 750 sterline una confezione bellissima di un té oolong del 1980, con l’idea di venderlo a un collezionista, il cui nome gli viene fornito da Tea Parker, off course, ad almeno 6 volte il suo valore.

E’ così che il nostro eroe arriva a Tokyo dove, non potendo vendere il suo té al mercato su un banchino, è costretto a venderlo per strada, con scarsi risultati. Il perché è evidente: immaginatevi un inglese che vende a un giapponese del té cinese dicendogli “è buonissimo!”! E in effetti qualcuno glielo chiede: “Scusi, ma perché mai dovrei comprarlo?” Giusta osservazione, alla quale è difficile ribattere. Andata male la vendita per strada, Conor Woodman si rivolge ad un negozio specializzato che, vendendo té di tutto il mondo, vende anche té cinese. Il proprietario, un vecchietto con i denti storti ma il sorriso furbetto, vuole provare il té, e se lo prepara secondo la tradizione cinese! Ad ogni té la sua preparazione, altro che storie! Il proprietario del negozio fa un’offerta che il finanziere giramondo non può rifiutare, anche perché altrimenti rischia di non riuscire a vendere nulla delle 40 boites di té che vuole smerciare: lo vende così alla metà del suo valore di partenza. Sarà poi il venditore giapponese che ci ricaricherà sopra il guadagno che lui voleva fare!

Chiuso mestamente il capitolo Oolong, si apre quello del té d’annata. E qui il nostro eroe non è meno sfortunato: dei due nominativi di collezionisti che Tea Parker gli aveva fornito, uno non ha intenzione di spendere la cifra esorbitante che il nostro eroe propone (1 milione di jen!), l’altro invece (dice) non è un collezionista, pertanto non può permettersi di spendere neanche 300mila jen per un té simile. Entrambi entusiasti del té che è di ottima qualità, ma non disposti a spendere così tanto per averlo. Ne faranno a meno, loro, mentre il nostro finanziere è costretto a tenerselo. Dio solo sa cosa se ne farà: spero però che non l’abbia bruciato per la delusione.

connor woodman

Connor Woodman con il suo té oolong del 1980

L’avventura del té termina qui, miseramente, per il nostro finanziere giramondo, il quale dimostra con la sua esperienza una cosa: se non ti intendi del prodotto che stai proponendo, che è un prodotto di settore e difficile da piazzare, quasi sicuramente non riuscirai a venderlo, soprattutto al prezzo che vale. Per un mercato del genere ci vuole esperienza e conoscenze, non solo la voglia di mettersi in gioco, prendere e partire.

Ma al di là della patetica esperienza del Finanziere giramondo, la puntata si è rivelata molto molto interessante per chi, come me, era interessato agli aspetti teorici che venivano mostrati. Ecco dunque ciò che ho imparato:

  • Taiwan produce nelle sue montagne un pregiatissimo té Oolong. Le piantagioni, che si trovano a 2000 m di altezza, sono talmente vaste e disposte su colline e avvallamenti, che per raggiungerle alcuni coltivatori diretti si sono attrezzati con vere e proprie funivie che consentono di raggiungere in 6 minuti il pendio opposto, per raggiungere il quale, a piedi, ci vorrebbero almeno 6 ore.
oolong

un té oolong

  • A Taipei vive e lavora Tea Parker, un importante maestro e teorico del té, autore di libri sul té e sul Gong-Fu, la cerimonia cinese del té. Pare che egli sia una grande autorità nel settore, e al tempo stesso è un personaggio pubblico, mediatico se vogliamo: sfogliando le pagine web che lo riguardano, sembra che svolga vari corsi di cerimonia e degustazione di té, è invitato a trasmissioni tv e viene intervistato per la radio e per i network locali e non solo. Così non stupisce che diventi personaggio centrale nella transazione economica del Finanziere Giramondo.
  • Esiste il té d’annata! E io che pensavo che dopo un po’ per forza di cose il té perdesse naturalmente il suo profumo e la sua intensità! Scopro invece che c’è tutto un mondo di collezionismo e di collezionisti che ha per oggetto non solo i té rari e preziosi, i raccolti più pregiati e quindi più costosi, ma anche i té d’annata, proprio come per i vini! Tea Parker mostra a titolo di esempio un té di Formosa del 1916 accanto al Ding Dong Oolong del 1980 che propone al Finanziere Giramondo. E quando i collezionisti contattati analizzano il té da collezione del 1980, guardano alla forma delle foglie, alla dimensione dei grani, sentono la fragranza ancora intatta del profumo e si lasciano ammaliare dalla bellezza della boite. Poi non lo comprano, ma questo è un altro discorso.
oolong 1980

La boite del té d'annata del 1980, il cui nome è Dong Ding Oolong

  • Dunque per valutare un buon té, sia esso d’annata oppure no, i veri collezionisti intenditori guardano la grandezza e la forma delle foglie innanzitutto, da lì passano poi a valutare il resto. Che mondo incredibile!
  • Vendere il té oolong in Giappone non è stata una gran mossa. Tutto sommato però i negozi specializzati più forniti lo vendono ugualmente. Per assaggiarlo, il negoziante lo prova preparandolo proprio secondo il metodo che l’oolong prevede: in una piccola teierina in perfetto stile gong-fu. Ad ogni té la sua preparazione, perché è quella che meglio consente di coglierne tutte le caratteristiche. Si può dire anche ad ogni té la sua teiera.
gong fu

La piccola teiera per il gong-fu, la cerimonia del té oolong

In sostanza, la pessima esperienza del finanziere giramondo si è trasformata per me in un’occasione di apprendimento e di conoscenza. Ho deciso di raccontare questa puntata di DoveTv semplicemente perché il canale è satellitare, per molti ma non per tutti, di conseguenza una larga fetta di pubblico rimane esclusa dai suoi contenuti. Questo mi pareva degno di essere raccontato. E così ho fatto!

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