Archive for agosto 2011

Allarme dalla Gran Bretagna: l’Earl Grey non sarà più lo stesso!

Un articolo di Repubblica stamattina mi ha fatto sobbalzare dalla sedia:  http://www.repubblica.it/esteri/2011/08/29/news/rivolta_t-20987589/
Stavo per l’appunto facendo colazione con una tazza di té Earl Grey French Blue, un earl grey addizionato ai fiori blu acquistato da Mariage Frères, quando mi sono imbattuta nella ferale notizia: la Twinings, la casa produttrice di té più famosa del mondo, che a suo tempo inventò la miscela Earl Grey, un po’ per caso, un po’ per intuizione, oggi ha deciso di cambiarle il gusto, aggiungendo aromi di agrumi che, a detta dei consumatori inglesi, i più temibili critici, mi sento di poter dire, trasformano il profumo di té più amato in quello sintetico, chimico e disgustoso di un detersivo per piatti.
Ho voluto approfondire l’argomento, e sono andata a cercare cosa scrivono i tabloid inglesi sull’argomento: http://www.dailymail.co.uk/news/article-2030922/Earl-Grey-drinkers-dismiss-new-recipe-affront-tea.html

Se la Twinings si difende dicendo che alla base del cambiamento ci sono delle ricerche di mercato, i consumatori sono sul piede di guerra: e del resto, non vedo perché modificare un profumo e un aroma che è nel DNA dei consumatori.
Come andrà a finire? Chi avrà l’ultima parola? Quel che è certo è che viviamo in un mondo talmente regolato dalle leggi del mercato da spingere a modificare prodotti storici per cercare di vendere di più. Chissà se i battaglieri consumatori di earl grey inglesi riusciranno a riavere indietro il loro amato unico e originale earl grey o se alla fine si adatteranno al nuovo sapore imposto dal mercato. Alla fine, in fondo, è solo questione di gusti.

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Lo storico negozio Twinings al 210 dello Strand, Londra

L’idea: le bomboniere con il té

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Ebbene sì, mi sposo!
Ormai è imminente, tra un mesetto convolerò a giuste nozze! É pressoché tutto pronto, mancano pochi dettagli, tra cui le bomboniere/confetti, che io e il mio futuro marito abbiamo deciso di fare da noi. Perché? Perché volevamo qualcosa che ci rispecchiasse, o almeno io volevo qualcosa che mi rispecchiasse: da qui l’idea: le bomboniere con il té! Quando ho parlato di questa mia idea alle poche persone cui l’ho detto, tutte mi hanno risposto allo stesso modo: “certo, e cosa sennò? É una cosa che ti rispecchia!” Da qui l’intenzione di portare avanti il mio progetto, a qualunque costo.
Per il momento non vi fornisco il lavoro finito, ma voglio percorrere insieme a voi gli step principali.
Oggi ho iniziato con lo step n.1: scegliere i té e cominciare a imbustarli.
L’idea che sto portando avanti é: prendere dei piccoli sacchettini di organza, e i miei sono molto di classe, dorati con il bordino decorato, e riempirli con del té sfuso, creando quindi dei piccoli sacchettini molto eleganti e sicuramente profumati: oggi infatti, mentre lavoravo a questa mia creazione (che spero sarà apprezzata dagli invitati!) ero immersa nelle infinite tonalità dei profumi dei té neri alla fragola, alla rosa e alla mela. In una nuvola profumata, ecco dove mi trovavo! La mia cucina si era trasformata in una drogheria o, perché no, in una sala da té!
Oltre a preparare il té, naturalmente preparo a mano i bigliettini: una cosa molto semplice, ma spero efficace.
Non sapevo di avere manualità, se di manualità si può parlare, o senso artistico: già aver avuto una tale idea é di per sé, per quanto mi riguarda, stupefacente. Spero che il risultato sarà all’altezza delle aspettative. Per ora, comunque, mi dà molta soddisfazione!

“Il finanziere giramondo” che voleva vendere té cinese ai giapponesi

Ho visto su DoveTV, canale satellitare dedicato a documentari e dintorni su viaggi e quant’altro in giro per il mondo, una puntata de “Il finanziere giramondo“: storia di un tizio, Conor Woodman, che in UK si occupava di alta finanza ma che siccome si annoiava ha pensato bene di vendere la sua casa, di ricavare 25000 sterline e di investirle in piccoli commerci in giro per il mondo: c’è la volta che ha acquistato cavalli per rivenderli in Kirgizisthan, la volta che ha venduto vino sudafricano in Cina e che ha affittato un peschereccio a Fukuoka per rivendere il pesce pescato in giornata. Ogni tanto gli affari gli vanno bene, e fa dei gran guadagni, ogni tanto qualcosa va storto e ci rimette parecchio. E’ il caso della puntata di ieri, quando il nostro eroe ha pensato bene di andare a Taiwan, dove vi sono prestigiose e pregiate piantagioni di té Oolong, per rivendere il suddetto té Oolong sul mercato giapponese. Al di là del fatto che ho trovato bizzarro che al Giappone, ottimo consumatore del proprio té (all’epoca delle riprese non c’era ancora stato il disastro dello tsunami di marzo 2011), la puntata è stata però l’occasione per fare la conoscenza con alcuni dati piuttosto interessanti. Ma andiamo con ordine: vi racconto la puntata del Finanziere giramondo che voleva vendere il té cinese ai Giapponesi.

Conor Woodman si trova a Taiwan, dove ha deciso di acquistare direttamente dal produttore una partita di té oolong da rivendere sul mercato giapponese. Per fare ciò occorre incontrare un produttore e recarsi sul posto, così il finanziere giramondo si reca nel centro dell’isola, dove ad aspettarlo c’è una verdissima piantagione di té pronto per essere raccolto e lavorato. Si contratta sul prezzo, e il produttore, che conosce molto bene il valore del suo raccolto, gli propone una cifra sulla quale Woodman non potrà fare un gran guadagno. Ma è una cifra inferiore a quella che di solito propone al proprio grossista, per cui Woodman si vede costretto ad accettare.

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Piantagioni di té a Taiwan

Il nostro eroe si rende conto che acquistando il té direttamente dal produttore per rivenderlo in Giappone potrà ricavarci solo un misero guadagno e, chiedendo consiglio a Tea Parker, un conosciutissimo taiwanese  maestro e teorico del té (al suo attivo almeno una ventina di libri di cui è autore, una vera autorità nel settore, dunque), scopre che se vuole davvero far soldi deve vendere in Giappone il té d’annata, té che solo i veri collezionisti possono e vogliono permettersi. Il finanziere giramondo si fa convincere e acquista per la bellezza di 750 sterline una confezione bellissima di un té oolong del 1980, con l’idea di venderlo a un collezionista, il cui nome gli viene fornito da Tea Parker, off course, ad almeno 6 volte il suo valore.

E’ così che il nostro eroe arriva a Tokyo dove, non potendo vendere il suo té al mercato su un banchino, è costretto a venderlo per strada, con scarsi risultati. Il perché è evidente: immaginatevi un inglese che vende a un giapponese del té cinese dicendogli “è buonissimo!”! E in effetti qualcuno glielo chiede: “Scusi, ma perché mai dovrei comprarlo?” Giusta osservazione, alla quale è difficile ribattere. Andata male la vendita per strada, Conor Woodman si rivolge ad un negozio specializzato che, vendendo té di tutto il mondo, vende anche té cinese. Il proprietario, un vecchietto con i denti storti ma il sorriso furbetto, vuole provare il té, e se lo prepara secondo la tradizione cinese! Ad ogni té la sua preparazione, altro che storie! Il proprietario del negozio fa un’offerta che il finanziere giramondo non può rifiutare, anche perché altrimenti rischia di non riuscire a vendere nulla delle 40 boites di té che vuole smerciare: lo vende così alla metà del suo valore di partenza. Sarà poi il venditore giapponese che ci ricaricherà sopra il guadagno che lui voleva fare!

Chiuso mestamente il capitolo Oolong, si apre quello del té d’annata. E qui il nostro eroe non è meno sfortunato: dei due nominativi di collezionisti che Tea Parker gli aveva fornito, uno non ha intenzione di spendere la cifra esorbitante che il nostro eroe propone (1 milione di jen!), l’altro invece (dice) non è un collezionista, pertanto non può permettersi di spendere neanche 300mila jen per un té simile. Entrambi entusiasti del té che è di ottima qualità, ma non disposti a spendere così tanto per averlo. Ne faranno a meno, loro, mentre il nostro finanziere è costretto a tenerselo. Dio solo sa cosa se ne farà: spero però che non l’abbia bruciato per la delusione.

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Connor Woodman con il suo té oolong del 1980

L’avventura del té termina qui, miseramente, per il nostro finanziere giramondo, il quale dimostra con la sua esperienza una cosa: se non ti intendi del prodotto che stai proponendo, che è un prodotto di settore e difficile da piazzare, quasi sicuramente non riuscirai a venderlo, soprattutto al prezzo che vale. Per un mercato del genere ci vuole esperienza e conoscenze, non solo la voglia di mettersi in gioco, prendere e partire.

Ma al di là della patetica esperienza del Finanziere giramondo, la puntata si è rivelata molto molto interessante per chi, come me, era interessato agli aspetti teorici che venivano mostrati. Ecco dunque ciò che ho imparato:

  • Taiwan produce nelle sue montagne un pregiatissimo té Oolong. Le piantagioni, che si trovano a 2000 m di altezza, sono talmente vaste e disposte su colline e avvallamenti, che per raggiungerle alcuni coltivatori diretti si sono attrezzati con vere e proprie funivie che consentono di raggiungere in 6 minuti il pendio opposto, per raggiungere il quale, a piedi, ci vorrebbero almeno 6 ore.
oolong

un té oolong

  • A Taipei vive e lavora Tea Parker, un importante maestro e teorico del té, autore di libri sul té e sul Gong-Fu, la cerimonia cinese del té. Pare che egli sia una grande autorità nel settore, e al tempo stesso è un personaggio pubblico, mediatico se vogliamo: sfogliando le pagine web che lo riguardano, sembra che svolga vari corsi di cerimonia e degustazione di té, è invitato a trasmissioni tv e viene intervistato per la radio e per i network locali e non solo. Così non stupisce che diventi personaggio centrale nella transazione economica del Finanziere Giramondo.
  • Esiste il té d’annata! E io che pensavo che dopo un po’ per forza di cose il té perdesse naturalmente il suo profumo e la sua intensità! Scopro invece che c’è tutto un mondo di collezionismo e di collezionisti che ha per oggetto non solo i té rari e preziosi, i raccolti più pregiati e quindi più costosi, ma anche i té d’annata, proprio come per i vini! Tea Parker mostra a titolo di esempio un té di Formosa del 1916 accanto al Ding Dong Oolong del 1980 che propone al Finanziere Giramondo. E quando i collezionisti contattati analizzano il té da collezione del 1980, guardano alla forma delle foglie, alla dimensione dei grani, sentono la fragranza ancora intatta del profumo e si lasciano ammaliare dalla bellezza della boite. Poi non lo comprano, ma questo è un altro discorso.
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La boite del té d'annata del 1980, il cui nome è Dong Ding Oolong

  • Dunque per valutare un buon té, sia esso d’annata oppure no, i veri collezionisti intenditori guardano la grandezza e la forma delle foglie innanzitutto, da lì passano poi a valutare il resto. Che mondo incredibile!
  • Vendere il té oolong in Giappone non è stata una gran mossa. Tutto sommato però i negozi specializzati più forniti lo vendono ugualmente. Per assaggiarlo, il negoziante lo prova preparandolo proprio secondo il metodo che l’oolong prevede: in una piccola teierina in perfetto stile gong-fu. Ad ogni té la sua preparazione, perché è quella che meglio consente di coglierne tutte le caratteristiche. Si può dire anche ad ogni té la sua teiera.
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La piccola teiera per il gong-fu, la cerimonia del té oolong

In sostanza, la pessima esperienza del finanziere giramondo si è trasformata per me in un’occasione di apprendimento e di conoscenza. Ho deciso di raccontare questa puntata di DoveTv semplicemente perché il canale è satellitare, per molti ma non per tutti, di conseguenza una larga fetta di pubblico rimane esclusa dai suoi contenuti. Questo mi pareva degno di essere raccontato. E così ho fatto!

Ad ogni té la sua teiera!

La strada del paradiso passa per una teiera” dice un proverbio inglese… inutile dire che se gustare una tazza di té è di per sé un gran piacere, anche l’occhio vuole la sua parte: il piacere estetico, oltre che quello sensoriale dato dal profumo e dall’aroma della bevanda, va soddisfatto e questo può avvenire se si presta attenzione ai particolari della preparazione. Gli utensili impiegati sono fondamentali sia per la loro funzionalità che per il loro valore estetico e decorativo. E la teiera, che è il più importante tra tutti gli utensili che servono per preparare il té, riveste un ruolo particolarmente ricercato.

Se alla preparazione e alla presentazione del té, dunque, attribuiamo sia un valore funzionale che un valore estetico, dobbiamo considerare che non tutte le teiere sono uguali e che, data l’ampia gamma dei té che ci possiamo preparare, se si vuole fare bella figura bisogna avere la teiera giusta per ogni occasione.

Queste le principali:

  • Le teiere dalle pareti lisce, in maiolica, vetro e ghisa smaltata sono le più adatte per i té dolci, delicati e profumati, come l’oolong di Formosa, il Darjeeling o i té della Cina.
  • Le teiere in ghisa rappresentano 800 anni di tradizione giapponese. Anticamente apprezzate dai nobili e dai potenti per le caratteristiche di solidità e resistenza della ghisa, che indicavano potenza e autorità. L’interno è smaltato e conserva molto bene il calore. Adatte a tutti i tipi di té, preferisco però, per una questione “filologica” prepararvi i té giapponesi sia puri che aromatizzati.
teiere

La mia teiera giapponese in ghisa

  • Le teiere in porcellanasono anch’esse adatte a tutti i tipi di té. La teiera in porcellana è più comune di quella in ghisa nell’immaginario collettivo, per cui si sposa più che bene, anche filologicamente, con tutti i tipi di té.

    un té con le farfalle 2010

    Servizio da té in porcellana Richard Ginori

  • Le teiere in vetro non trattengono il profumo o l’aroma del té che vi viene infuso. Per questo sono adatte per la preparazione dei té profumati e aromatizzati. Personalmente, poi, aggiungo che, sempre per la storia che anche l’occhio vuole la sua parte, più l’infuso è colorata, più bella figura si fa con la teiera di vetro! nelle teiere in vetro più piccole, con filtro incorporato trasparente anch’esso, poi, dà particolare soddisfazione mettere in infusione i cosiddetti té artistici, o boccioli, che si schiudono al contatto con l’acqua calda liberando tutto il loro colore e profumo. Un’esperienza da vedere prima ancora che da gustare.
  • Le teiere di terracotta, quindi in materiale poroso, si adattano ai té più saporiti e più ricchi di tannini, come quelli di Ceylon, Indonesia, Assam, Sud America, Oceania o Africa. Tra questa categoria di teiere, la teiera cinese Yixing in terracotta non smaltata, originaria della provincia di jiangsu, è l’ideale perché si impregna immediatamente e conferisce al té tutto il suo sapore. Ha però i suoi lati negativi: è adatta infatti ad un solo tipo di té, altrimenti rischia di “inquinare” le infusioni successive.
  • A questo elenco mi piace aggiungere la teiera in argento o in peltro, tipica dei Paesi maghrebini per la preparazione del té alla menta. Non esiste té alla menta senza la sua teiera tipica, così come non esiste questo tipo di teiera se non in funzione del té alla menta: la sua forma infatti si presta all’infusione non solo dell’acqua, non solo del té, ma di interi rami di menta che danno all’infusione il suo caratteristico profumo.

L’ideale sarebbe possedere più di una teiera: una per il té nero e per il té blu, una per il té affumicato, una per i té aromatizzati e una infine per i té più leggeri, verdi, gialli o bianchi. E’ preferibile una teiera con filtro incorporato, altrimenti è necessario un filtro da degustatore: questo perché il té deve essere libero di rilasciare completamente il suo aroma senza essere costretto nel piccolo spazio del dosatore/ovetto.

Al termine dell’infusione, qualunque sia stata la teiera prescelta, essa va sciacquata con acqua, capovolta per scolare e infine asciugata al suo interno. Bandito il detersivo per i piatti e, ovviamente, la lavastoviglie.

A ciascuno la sua teiera. E voi avete scelto la vostra?

Questo post è ispirato e per larga parte tratto da “L’arte francese del Té“, il libro che ho acquistato nella sala da té di Mariage Frères nel novembre 2010.

Spin the pot: chi prepara il té oggi?

Nuotando nell’immenso mare delle apps, sia per apple che per android, cercando applicazioni che riguardano il té (ho già pubblicato un post sulle apps per i-phone e affini) mi sono imbattuta oltre che in una miriade di tea-timer, anche in una bizzarra serie di applicazioni. Una di esse, che prendo a modello, si chiama “Spin the pot”. Incuriosita, scopro un’usanza tipica del mondo anglosassone al lavoro che invece del caffé alle macchinette, in pausa prende il té. Ma se da noi in Italia la domanda é “Oggi chi offre?”, in UK la domanda é “Who’s making the brew?”: chi prepara il té per i colleghi oggi?
Ovviamente non ho scaricato l’applicazione, che prevede che si registrino i nomi dei colleghi in modo che possa avvenire l’estrazione a sorte (che fa l’app, naturalmente), perché a me non serve, ma ho trovato interessante scoprire quest’aspetto della vita quotidiana di chi abita e lavora Oltremanica. La pausa del té, del resto, é sacra, anche al lavoro!