Archive for luglio 2011

Lo spettacolo dei Taiko

Sono appena rientrata da uno strepitoso spettacolo di Tamburi Taiko.

Il Taiko è il linguaggio per comunicare con gli Dei, il linguaggio del cuore: non c’è bisogno di lingue o di giri di parole, è l’espressione più immediata e sincera. Sarà che il tamburo è forse il primo strumento musicale ad essere stato inventato, ancestrale, quindi, ma sentirlo suonare così forte, così vicino, così forte e veloce è toccante, anzi, scuote davvero, da cima a fondo.

taiko

Lo spettacolo dei Taiko, a Natsu Matsturi, Firenze, 31 luglio 2011

I suonatori di Taiko convenuti a Natsu Matsuri 2011 sono 6, da Kyoto apposta per portare a Firenze questo suono così antico ma, in Giappone, così attuale. Una vera scuola di Taiko, con maestri e allievi, tramanda questa che è un’antica tradizione. Alcuni dei brani presentati sono addirittura stati composti, e coreografati, perché di coreografie si tratta, dalla capobanda, una signora giapponese tutta nervi e braccia potenti. Perché sta tutto nella forza e nella resistenza delle braccia. I brani parlano di sentimenti umani, di aspirazioni umane, di energia, di pace, ma sono anche una dedica alla tragedia del Giappone, che è tuttora viva e lungi dal trovare una soluzione.

Lo spettacolo emoziona e commuove, il pubblico è entusiasta, il ritmo dei tamburi trascina, i suonatori stessi nonostante l’evidente fatica che fanno sembrano divertirsi tantissimo: impossibile non divertirsi con loro, il coinvolgimento è totale.

taiko

La novità dello spettacolo, per noi italiani occidentali che sappiamo poco o nulla di quel grande mistero che è l’intera cultura e civiltà giapponese, è stata una rivelazione. Penso di poter parlare a nome di tutto il pubblico quando dico che ci siamo alzati al termine dello spettacolo dall’anfiteatro di Villa Strozzi arricchiti nella conoscenza di qualcosa di nuovo sul mondo. Oggi siamo stati per un attimo nell’antico Giappone, abbiamo assistito al tradizionale “canto” dei Taiko. Ora è tempo di prepararsi un té matcha, per rendere onore all’evento.

PS: parlo di Natsu Matsuri e dello spettacolo di Taiko anche su viaggimarilore.wordpress

Natsu Matsuri 2011 a Firenze: festa del Giappone, per il Giappone

All’insegna della solidarietà l’edizione 2011 di Natsu Matsuri di Firenze, la festa dell’estate per gli amanti della tradizione giapponese.

Fulcro della festa, che si svolge domani 31 luglio e domenica 1 agosto 2011, è lo sfondo della Limonaia di Villa Strozzi. Un’anteprima però ci sarà domani alle 15 davanti al Duomo di Firenze, S. Maria del Fiore, con uno spettacolo di tamburi Taiko del gruppo Wadaiko Shien. Lo stesso replicherà domani sera 31 luglio e il 1 agosto alle 19 e poi alle 22 all’anfiteatro di Villa Strozzi.

natsu matsuri firenze 2011

A completare l’evento, un mercatino giapponese, per appassionati di manga e gadget in generale.

Come l’anno scorso l’evento, organizzato da Lailac, è un’occasione per conoscere un aspetto inconsueto della cultura giapponese, quello dei tamburi Taiko. Quest’anno, a causa degli infausti avvenimenti che hanno colpito il Giappone negli scorsi mesi e dai quali il Giappone non si è ancora ripreso – per quanto nessuno più dica nulla – l’evento di questi due giorni serve per richiamare l’attenzione sul fatto e per creare occasioni di solidarietà. Pensiamoci.

Info: Natsu Matsuri: 31 luglio – 1 agosto 2011, Limonaia di Villa Strozzi, Firenze

http://www.festivalgiapponese.it/Lailac/Natsu_Matsuri_2011/Natsu_Matsuri_2011.html

I-tea: preparare, e bere, il té ai tempi dell’I-phone

Recita lo slogan dell’I-phone, e dei prodotti Apple disponibili su App Store, che “esiste un’applicazione per tutto”. Davvero?

Quindi esiste un’applicazione anche per il té?

La risposta è sì, ne esiste anche più d’una, e l’offerta è diversificata per I-phone e I-pad.

i-phone i-pad teiera

Ho fatto una veloce, e sicuramente incompleta indagine nel mondo delle applicazioni che riguardano il té nell’App Store, limitando la mia ricerca, è bene dirlo subito, a quelle gratuite. Questo è ciò che ho rintracciato:

I-Phone:

  • Tea Forté Tea Timer: Tea Forté è un venditore online di té. Dalla sua esperienza nasce l’app per I-phone in cui oltre a pubblicizzare e magari vendere i suoi prodotti, fornisce anche il tea timer, per preparare la propria infusione nel modo migliore possibile.
  • My tea timer: che té volete oggi? Un Caylon? un Earl Grey? Ma quanto sapete di lui? E sapete quanto deve stare in infusione prima di essere pronto? Ecco l’applicazione che lo spiega, con una grafica semplice anzi spartana (ma che pretendete, è gratuita!). Potete anche scegliere il tipo di driin che preferite, per personalizzare ancora di più la vostra infusione in questi tempi così tecnologici.
  • Giro di té: questa è un’applicazione senz’altro originale: una sorta di testa o croce per decidere chi offre il té (meglio sarebbe dire, in ufficio, il caffé alle macchinette, ma è lo stesso). Simpatica, anche se di nessuna utilità…
  • wheel of tea: stesso stile del precedente, ma in inglese. Anzi, scommetto che l’invenzione è inglese (vista l’abitudine del té delle 5 anche in ufficio), poi importata in italiano.
  • Tea Tiimer Lite: molto semplice e priva di fronzoli, questa app ci dice quanto ci mette un tipo di té ad essere pronto, quindi fa il count-down, e chi c’è c’è.
  • Infusion Lite – Tea Timer: ennesimo tea time per I-phone e I-pod Touch. Più bella la grafica rispetto al precedente (quanto meno qui è colorata), c’è una scheda per il singolo té con la temperatura dell’acqua e il tempo di infusione necessario.
  • world tea timer free: inutile che sto a ripetermi: è un tea timer come i precedenti.
  • Itea Lite: idem come sopra…non si può dire che non vi sia ampia scelta nei tea timer!!!
  • Tea Leaves: ancora una volta un tea timer. Che ve lo dico a fare?
  • Itea Party: è un giochino, finalmente, che ha a che fare con una teiera che sta per bollire…
  • TeaMap: trovate la vostra sala da té favorita nel mondo! Non so fino a che punto possa essere approfondita e aggiornata la ricerca, ma la scheda tecnica per ognuna delle sale da té prevede una foto dell’interno, una scheda tecnica e la localizzazione con google maps. Non male davvero!

I-Pad:

  • A8 Wallpaper HD-Tea: è una raccolta di sfondi per I-Pad, ovvero immagini, alcune delle quali molto belle, che hanno per tema il bel mondo del té e delle teiere, da utilizzare come sfondo per la pagina iniziale dell’I-pad. Eventualmente queste immagini si possono inviare per e-mail.
  • Java tea Party for I-pad: è un gioco spiegato totalmente in giapponese (produttore è Otsuka Foods Co.) che per funzionare al meglio necessita di entrambi I-pad e I-phone: su I-phone compare la bottiglietta di té freddo, Java Tea Red, su I-Pad un bel bicchierone di vetro colmo di ghiaccio: scopo del gioco è riempire il bicchiere senza sprecare una sola goccia del té contenuto nella bottiglietta. Se proprio non sapete cosa fare durante il giorno questa è l’ultimo ritrovato in fatto di intrattenimenti assurdi e deprimenti. Ma i gusti son gusti…
  • Tea Culture: una bella grafica per quest’applicazione che, finalmente, spiega qualcosa del té cinese e della cultura che vi sta dietro, compresa la pronuncia in cinese dei nomi dei té!
  • Kobbs – Tea Time: preparate il té che volete, dietro consiglio, off course, dell’applicazione, e lei vi darà anche il tempo di infusione necessario per avere pronto il té in tutto il suo splendore.
  • TeaMatchingHD: mi piacerebbe potervi dire qualcosa di più, ma è tutto completamente in giapponese…

Queste sono solo alcune delle apps gratuite disponibili per I-phone/I-Touch e per I-Pad. Il mondo degli Smart Phone e dei tablets è in continua espansione e vedete già fin d’ora come l’offerta sia diversificata e notevole. Peccato solo che chi non si è ancora rivolto a queste nuove frontiere tecnologiche ne rimanga escluso…

Buon compleanno a me!

Oggi  compio 30 anni. Mi sembra una ricorrenza particolarmente importante,

per cui ho deciso di dedicarmi un post.

Buon compleanno a me!!!!

teapot happy birthday

Take That Teacup

Curioso che, tra tutti i blog che ho aperto in giro per il web, io non ne abbia uno talmente personale da potervi riversare tutto ciò che mi passa per la testa, le mie sensazioni, le mie belle esperienze, le mie paure e le mie gioie… persino a Facebook non concedo pensieri troppo personali, preferisco piuttosto condividerli con estranei che con gli amici (e potrei aprire un dibattito sul significato della parola amici ai tempi di FB).

Così succede che il blog più personale che ho sia, alla fine, proprio questo. Perché bere il tè è così, è un gesto intimo, un momento di pausa con se stessi, un momento per volersi bene. E per riflettere su se stessi. Ero a Milano la settimana scorsa. Insieme ad altre migliaia di ex adolescenti urlanti che dopo 15 anni non hanno ancora perso la voglia di commuoversi ascoltando una canzone. Un po’ triste a pensarci, forse, ma forse invece no, perché quell’eterna bambina che è dentro di noi, donne sull’orlo della trentina, è bene che ogni tanto si risvegli, ed è bene che non scompaia del tutto. Pensavo a questo martedì pomeriggio scorso a Milano, avvolta nella canicola estiva, mentre un po’ svogliatamente giravo per i negozi in saldo e mi domandavo se forse non era il caso di darmi una parvenza di dignità entrando in un museo, per esempio. Ma no, non vedo perché: è la mia giornata da 15enne, anche se 15 anni non li ho più da 15 anni, e stasera farò quello che 15 anni fa non potevo fare perché a 15 anni ero troppo piccola: andare al concerto dei Take That. Poster in camera, musicassette mandate avanti e indietro in quello stereo che tutto sommato ancora resiste nella cameretta della mia casa natale dove ora non vivo più: questo erano per me i Take That. Ma ancora: in missione a Sanremo nel periodo del Festival, per poter intravedere i 5 ragazzi più belli del mondo dal vetro scuro della berlina che li portava all’Ariston, e una mitica corsa su per le scale del teatro, per poterli sorprendere in conferenza stampa. Non se ne fece nulla, se non un titolone sulla Stampa locale e un gran bel ricordo che ogni tanto tiro fuori con l’amica che in quell’occasione fu la mia compagna di avventure (e forse anche l’istigatrice).

Comunque ora sono qui, 15 anni dopo. Prima del concerto sorseggio un té freddo alla pesca, che ci vuole in questa calura estiva: riequilibra i sali, toglie la sete, rinfresca, è la bibita più naturale che conosca, e la bevevo quando avevo 15 anni. Di quella ragazza non è rimasto molto: all’epoca non bevevo neanche il tè, non sapevo cosa avrei fatto da grande, non sapevo che sarei finita a vivere a Firenze, non sapevo che a 30 anni mi sarei sposata. Dei miei 15 anni ho conservato qualche bella amicizia, e due di esse stasera sono anch’esse al concerto, una di loro mi ospita (e si sposa anche lei).

Questo tè freddo mi rimette al mondo; il caldo afoso della città mette a dura prova la mia resistenza fisica: quando avevo 15 anni non pativo così tanto. Si invecchia, ma si invecchia – se così si può dire, a 30 anni – nel fisico, non nello spirito. Ed è questo che conta, anche perché altrimenti non sarei qui, oggi, ora.

San Siro è gremita di ex-ragazzine oggi ragazze che non si vergognano della loro passione. Ammetto che io sì, invece, un po’ mi vergogno, non l’ho detto praticamente a nessuno perché mi rendo conto di quanto sia infantile la cosa. Difficile aspettarselo da me, poi. Ma come dire no? È un regalo del mio futuro sposo che, evidentemente, mi conosce molto bene, ed è l’ultima volta utile per me per vivere un evento del genere. Più in là diventerò grande per davvero e non potrò più concedermi il lusso di queste esternazioni infantili. I Take That sono stati il segno di un’epoca della mia vita e ora che sto diventando adulta (anagraficamente in realtà la sono già da un bel pezzo) sento il bisogno di aggrapparmi a qualche ricordo del passato. Un po’ come quando, ormai sempre più di rado, ascolto la musica dance che davano in discoteca quando andavo all’università: stavo bene, mi divertivo. Non che ora non stia bene, anzi, ma entra in gioco quella nostalgia del passato, per i bei tempi in cui la mia unica responsabilità era studiare, senza avere alcuna cognizione del mio futuro (lavorativo innanzitutto), per cui i ricordi sono avvolti da un’ovatta che suscita un sorriso di dolcezza e indulgenza. Ero io, che ballavo in discoteca; 5-10 anni prima ero io che cantavo a squarciagola in camera mia le canzoni dei Take That in un inglese che non ho mai imparato e che questa sera mi vergogno a cantare. Ma chi se ne frega: forse che le fanciulle accanto a me sanno a memoria i testi? Ma poi è importante sapere i testi? È forse per i testi che siamo qui? O per i ricordi ancora vivi che questo gruppo di quarantenni ex-ventenni suscita in noi non appena lo sentiamo nominare? Eh sì, sono i ricordi la chiave del loro successo attuale: ci scommetto che non una delle presenti è una nuova fan, ma siamo tutte vecchie ammiratrici scatenate che sì, avremo anche ascoltato i nuovi album, ma siamo troppo legate alle vecchie canzoni per non pretendere che ce le cantino.

Il concerto è una grande emozione: i nostri eroi dell’adolescenza ci regalano uno spettacolo superbo, ancora più superbo per chi – come me – ha poca dimestichezza con i live dei grandi cantanti. Il maxischermo indugia sull’uno o sull’altro dei loro faccioni, mentre cantano accompagnati dai cori del pubblico. Sono carini, interagiscono con noi: non siamo solo spettatori, siamo parte integrante dello spettacolo. Ancora meglio. E la magia creata dall’aspettativa di poter essere lì è completa.

Tutto questo per introdurre la new entry della mia collezione: la tazza dei Take That direttamente da San Siro. La forma è quella della classica mug che da questo inverno (ma anche stamani a colazione, quasi quasi) alternerò alle altre tazze della mia collezione. Penso che qui ci berrò qualche Afternoon Tea, o qualche English Breakfast, in onore della boyband inglese. Magari con l’accompagnamento musicale di qualche loro cd, che non mi ha mai abbandonato.

take that mugtake that mug

What’s Bubble Tea?

what's bubble tea

What's Bubble Tea? Questo cartello al chioschetto di Lower Manhattan spiega brevemente di cosa si tratta

Una delle scoperte più sensazionali che ho fatto durante il mio viaggio a New York è stato il Bubble Tea. Non avevo idea di cosa fosse, né che potesse esistere una bevanda del genere. La sua scoperta è stata entusiasmante sia per la novità in sé, che per il fatto che fosse a base di té!

wat's bubble tea

Il Bubble Tea è un té freddo addizionato con perle di tapioca gelatinose. Sono proprio queste il valore aggiunto di questa bevanda, strane all’impatto con la lingua, scivolosissime e dolciastre. O si odiano o si amano. E io, personalmente, le ho adorate da subito!

Abbiamo preso il Bubble Tea in due occasioni. La prima ad un baracchino vicino a Wall Street (dove ho scattato la foto di cui sopra), dove somigliava più ad un frullato che ad un té freddo addizionato, per via della presenza del latte. Io l’ho preso al té nero – black tea bubble tea – mentre il mio fidanzato lo prese alla fragola – strawberry bubble tea – dolcissimo, proprio come un frullato alla fragola. Eccitante la novità, il mio fidanzato poco convinto dalle sferette di tapioca, dovevamo però attendere la seconda occasione per bere il vero bubble tea, decisamente migliore del primo.

Lo abbiamo fatto a China Town, nel negozio di té TenRen. Qui il livello era nettamente superiore: non più un frullato, ma un vero té freddo con aggiunta di sferette di tapioca. Io l’ho preso al té verde al gelsomino: profumato, non particolarmente dolce perché il dolce è fornito dalle sferette, dissetante e rinfrescante; il mio fidanzato invece, più portato per i gusti dolci, prese il Bubble Tea al Passion Fruit, dolce e molto profumato, una vera chicca!

bubble tea tenren