Il teacaddy della poetessa Elizabeth Barrett Browning

Mi piace Firenze perché non passa giorno senza che vi sia la possibilità di vivere nuove esperienze culturali, senza che vi sia qualcosa di nuovo da imparare. Città d’arte come poche altre al mondo, molto di essa è in parte sconosciuto anche ai suoi stessi cittadini. Menomale che ogni tanto qualcosa esce allo scoperto: basta una manifestazione come il Festival dell’Europa che si è appena concluso, per esempio, a portare all’attenzione un luogo carico di storia e di storie, ignoto ai più: è Casa Guidi, posta al primo piano di una palazzina del XV secolo in piazza San Felice, vicino a Palazzo Pitti, che ospitò nel corso dell’Ottocento la poetessa Elizabeth Barrett Browning e suo marito, il poeta Robert Browning.

Ma partiamo dall’inizio. Venerdì 6 maggio 2011 esco da lavoro alle 14. Un bel pomeriggio mi si apre davanti (mentre aspetto che si facciano le 18 per andare alla Mostra dell’Artigianato alla Fortezza) e decido di scorrere il depliant del Festival dell’Europa per vedere come organizzare il mio tempo che, ho deciso, sarà totalmente dedicato a girare alla scoperta di ciò che di inedito la città mi vorrà offrire. Scopro dunque, fra le varie offerte che mi si prospettano, la possibilità di una visita a Casa Guidi, della quale io non so assolutamente nulla, attirata dal titolo “Inglesi nell’Ottocento a Firenze”. Dunque andiamo!

Arrivo in piazza San Felice, scopro che per entrare in questa casa – che credevo essere una sorta di museo, pertanto con ingresso indipendente – devo suonare all’interno di un palazzo. Avrò fatto giusto? Suono, mi risponde una voce femminile che mi incoraggia a salire.

La casa è al primo piano. Vi entro e accedo in un mondo nuovo: ho lasciato fuori il traffico, l’autobus D che passa per piazza Pitti, il vociare di comitive di studenti e il clacson di motorini. Entro in una casa dell’Ottocento in cui il tempo si è fermato. La bella signora che mi ha aperto si occupa delle visite alla casa e mi invita a visitare l’appartamento. Intanto mi racconta chi furono i suoi abitanti.

La poetessa Elizabeth Barrett era molto affermata in Gran Bretagna già durante la sua vita, le sue poesie, d’amore e non, facevano battere i cuori in molti salotti della Londra dabbene e non solo. Nel più perfetto stile romantico proprio dell’epoca, intrattenne una relazione epistolare con un altro poeta, Robert Browning, frutto della quale fu l’amore tuttaltro che platonico che ne nacque. I due poeti decisero di sposarsi, ma Elizabeth, prima di 12 figli, aveva un padre fortemente opposto a che i figli si sposassero. Pertanto decise con Robert di sposarsi di nascosto e quindi di lasciare l’Inghilterra. Inutile dire che il padre la diseredò, intanto lei pervicacemente attaccata al suo amore romantico seguì il marito fino in Italia. Qui si stabilirono proprio in Casa Guidi, dove i due poeti vivevano dei guadagni delle royalities di lei e dei contatti e delle relazioni con vari personaggi inglesi di alto rango che venivano a svernare in Italia. La salute cagionevole di Elizabeth tra l’altro traeva notevoli vantaggi dal clima italiano.

La poetessa non si riconciliò mai col padre, e questo fu il suo più grande cruccio. Ebbe contatti, nel corso del Risogimento, con Mazzini, che aveva probabilmente già conosciuto a Londra, e intanto continuò la sua produzione letteraria. In una delle sue opere descrive proprio quest’appartamento in Piazza San Felice, ne riporta minuziosamente l’arredamento, preziosissima fonte d’informazione per chi, un secolo dopo, si è trovato a volerne restituire l’aspetto Ottocentesco. Anche un dipinto appeso in soggiorno e voluto dai due poeti, ritrae il soggiorno completo dei mobili, dei dipinti alle pareti, degli oggetti sui tavolini. Così le due librerie alle pareti sono rimaste le stesse – e ospitano ancora volumi che appartennero ai due poeti, come la Storia di Roma del Mommsen, una pietra miliare tra le opere storiche dell’Ottocento. Osservando bene si scorge anche la forma dello splendido cofanetto per il té, il teacaddy in madreperla che oggi si trova su un piccolo tavolino in legno, suppellettile che ci ricorda che anche se la poetessa inglese si è trasferita in Italia, non ha certo rinunciato al suo té delle 5.

Il cofanetto è meraviglioso, più simile ad un portagioie che ad un porta-té: in madreperla finemente cesellata, a motivi floreali e paesaggisitici, e all’interno rivestita in velluto rosso, è un oggettino che mi ha fatto sognare: mi ha riportato a metà Ottocento, rivedo la poetessa seduta al suo tavolo che ha appena finito di vergare a inchiostro una lettera (è ancora lì, autografa, leggibilissima nella bella grafia della scrittrice, sul tavolo del soggiorno), che si alza e compie tutti i gesti tipici: prende dal cofanetto una manciata di té, lo mette in infusione nella sua piccola teiera in argento, quindi aspetta e si serve. Siederà in poltrona, magari guarderà fuori dalla finestra (anche se da questo lato della casa la vista non riesce a spaziare molto bene, chiusa com’è dalla chiesa di San Felice), e intanto sorseggerà la sua tazza di té. Penserà con nostalgia alla casa natìa, con una stretta al cuore le tornerà in mente il padre e le sue decisioni irrazionali, ma sarà sicura della scelta fatta, scelta difficile ma consapevole, dettata dall’amore e perciò più forte di qualunque ordine paterno.

Elzabeth Barrett Browning morirà relativamente giovane in questa casa, nel 1861. Ci lascia la sua storia, che si intreccia con la storia d’Italia, con la letteratura inglese e con il modo di sentire e di vivere proprio di un’epoca che è lontana da noi ormai 150 anni. La pace che promana da queste stanze, il senso di sospensione nel tempo, l’isolamento dal resto della città sono sensazioni difficili da ritrovare nella Firenze, nella città, attuale. Per questo la visita a Casa Guidi è stata la piacevole scoperta di venerdì 6 maggio.

Quanto al teacaddy di ELizabeth Browning, mentre ero lì e la bella signora illustrava la casa e la vita della poetessa, lo ammiravo e tornavo a rimirarlo, cercando di imprimerlo bene nella mia mente. Mai avevo visto oggetto tanto prezioso per custodire il té. Mai tanta cura per le piccole cose che si conserva ancora a distanza di 150 anni. Per aprirlo c’era bisogno di una chiave, vero portagioie, tanto prezioso doveva essere il suo contenuto in un’Italia dove il té era a malapena conosciuto, piccolo momento della giornata in cui la poetessa poteva volare con la mente a casa sua.

Il teacaddy di ELisabeth Barrett Browning mi ha reso chiaro che qui, a Firenze, ma ovunque in tutta Italia, in tutto il mondo, c’è qualche angolino misconosciuto che aspetta solo di essere scoperto. Io ignoravo totalmente l’esistenza innanzitutto di una poetessa di nome Elizabeth Barrett, in secondo luogo di un angolo di Ottocento ancora conservato nel centro rinascimentale di Firenze. Grazie ad occasioni minuscole come quella del Festival dell’Europa in questo caso, e di altre nel resto dell’anno, questi luoghi ignoti ai più si mostrano. Si scopre così che Casa Guidi è visitabile da aprile a novembre i pomeriggi del lunedì, mercoledì e venerdì dalle 15 alle 18. Una bella voce femminile vi aprirà e vi racconterà di come una celebre poetessa inglese mollò tutto per amore e venne in Italia dove passò il resto della sua vita. Una bella storia, un bel ricordo da serbare e da raccontare.

Casa Guidi

Il soggiorno di Casa Guidi. In primo piano, su un tavolino, il teacaddy in madreperla

5 responses to this post.

  1. Ciao! Piacere di conoscerti!!
    Anch’io ero a Firenze proprio in quei giorni.. potevamo bere una tazza di tè insieme😉

    Rispondi

  2. Ciao! sto organizzando proprio a casa guidi un evento sul 150mo anniversario della morte di ELizabeth, il 29 giugno alle 17.
    MI piacerebbe che venissi… è vero:la padrona di casa è speciale e per me è un piacere collaborare con lei.
    vieni sul mio blog, se vuoi, dove ci sono tutte le informazioni.
    comelalunadigiorno.blogspot. com

    Ciao!
    Giusy

    Rispondi

  3. Posted by eleni on 04/09/2011 at 15:35

    Che bello! Grazie per questo post. E’ da tanto che volevo visitare Casa Guidi e adesso ho un motivo in più (vedere il teacaddy :D).
    Sto giusto leggendo un libro di un’autrice tedesca sull’amore tra la Barret e Robert Broawing e sulla loro vita a Firenze (“Eine Liebe in Florenz” – Un amore a Firenze)

    E’ deciso: domani pomeriggio visita a Casa Giudi e poi alla tomba di Elizabeth al cimitero degli inglesi.
    Se volete farmi compagnia, vi lascio il mio indirizzo email: eleni20@hotmail.it

    Eleni

    Rispondi

    • Purtroppo in questi giorni sono fuori Firenze, altrimenti avrei accolto con entusiasmo il tuo invito. Se hai voglia, raccontami poi le tue impressioni! Buona visita!

      Rispondi

  4. Posted by umberto de vita on 10/12/2011 at 08:19

    Vivo a Firenze da ben 58 anni e, mi vergogno a dirlo ancora non ho visitato la di-
    mora della Browning, questo perchè l’ho sempre rimandata (ho visto a Firenze tutto
    quello che c’è da vedere) e pensare fino a pochi anni fa abitavo a 50 metri dalla
    casa. Voglio scegliere un giorno speciale per andarla a vedere. Lo merita!

    Rispondi

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