Arte, condivisione e una tazza di té

Oggi è lo Slow Art Day, un evento mondiale che si è svolto contemporaneamente su tutto il pianeta. Firenze ha preso parte all’iniziativa e, sotto il patrocinio del magazine in lingua inglese The Florentine e Fondazione Palazzo Strozzi, ha organizzato un evento collegato alla mostra Mirò Picasso Dalì. Giovani e arrabbiati: la nascita della modernità. Un’occasione per guardare l’arte lentamente. Siamo arrivati alle 15, abbiamo ricevuto una cartella nella quale era contenuta una guida per osservare, guardare oltre, fermarsi letteralmente davanti a 6 delle opere esposte e vivere una vera esperienza personale dell’opera d’arte. Poi, alle 17, l’appuntamento era al loggiato di Palazzo Strozzi. Qui, davanti ad una bella tazza di té con tanto di dolcetti, si svolgeva poi il momento culminante dell’operazione, ovvero la condivisione dell’esperienza in gruppo.

mostra palazzo strozzi

E’ incredibile quanto tante teste possano esprimere tante idee ed emozioni davanti ad un solo dipinto. Dipinto che non è di facile interpretazione, ma dietro al quale si apre tutto un mondo, il mondo in cui si muoveva l’immaginario, la poetica, la sperimentazione del pittore.

La mostra è di difficile lettura, lo ammetto anzi lo affermo con forza. Difficile il tema, quello di tre pittori colti nelle loro prime opere, quando ancora non hanno trovato il loro indirizzo, ma che si stanno guardando intorno ed hanno in comune un forte senso di attaccamento alla loro terra di origine, la Catalogna. Difficile lo svolgimento, fatto non in senso cronologico, ma al contrario, a ritroso e per flash-back. Difficile farcela da soli a capire il senso di ciò che è esposto, il messaggio di fondo. Così lo Slow Art ci costringe a fermarci su alcune opere, ad analizzarne i dettagli e così facendo, magari ci ispira a comportarci così anche davanti alle altre opere, e a stabilire relazioni…

Finiamo il percorso che non sappiamo se abbiamo effettivamente capito le opere (soprattutto alcune particolarmente ostiche), ma sicuramente abbiamo imparato a guardare meglio, a chiederci il perché di ciò che abbiamo davanti, a chiederci cosa significa per noi e a trasportare nelle nostre categorie. Operazione difficile, ma non impossibile, se ci si prende del tempo.

Ed è questo il senso dello Slow Art: vivere lentamente l’arte, goderla e capirla, in contrasto con la filosofia del turismo mordi e fuggi che se porta grandi introiti ai musei e alle mostre temporanee, non lascia nulla al visitatore se non, nella migliore delle ipotesi, un vago ricordo. Così prendere una tazza di té, con calma, parlando con calma con altri, condividere con altri la propria personalissima esperienza davanti all’opera d’arte, si sposa benissimo con la filosofia dell’evento.

2 responses to this post.

  1. bellissimo questo post molto interessante il connubbio tra arte vissuta con calma ed in modo rilassato e il tea che è per me sempre e comunque un momento per fermarsi e riflettere, per assimilare ciò che si è vissuto!!!
    Deborah

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    • Grazie! effettivamente anch’io ho trovato molto azzeccato l’abbinamento tra un modo di gustare l’arte “slow” e l’atto del bere il té, che è un momento di calma e di riflessione. Spero in futuro di poter partecipare ad altri eventi di questo tipo e, se succederà, ne darò notizia qui!
      Marina

      Rispondi

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