Sorseggiare un Oolong mentre in TV trasmettono “Hero”

Il film “Hero ” narra, tra il mito e la leggenda che avvolge ogni cosa, soprattutto gli eventi più epici della storia di un popolo, le vicende che portarono alla fondazione della dinastia Chin, quella che unificò per la prima volta la Cina sotto un unico potere (“sotto un unico cielo“). La storia narra (una mostra recentemente conclusasi a Roma ce l’ha raccontato, a Palazzo Venezia) che nel 221 a.C. (più o meno negli anni in cui, dalle nostre parti, la piccola ma esuberante Roma si espandeva in Italia e combatteva con Cartagine) la dinastia Chin per la prima volta fece quello che prima non era riuscito a nessun altro: riunire sotto di sé tutte le popolazioni cinesi. La dinastia Chin resiste poco: nel 206 a.C. è sostituita dalla dinastia Han, questa sì, duratura, che permane fino al 220 d.C. (negli anni che da noi precedono di poco la famosa crisi del III secolo, quel periodo tumultuoso che vede alternarsi alla guida dell’impero tutta una serie di generali dell’esercito romano prima acclamati dalle truppe e poi dalle stesse truppe barbaramente trucidati).

Non avevo mai visto il film che racconta, a suo modo, la vicenda. Mi era stato preannunciato come un capolavoro, tant’è che ho resistito a guardarlo in seconda serata su Rete4. Devo ammetterlo, mi piace lo stile tutto cinese (ma che forse è nato con Matrix?) dei combattimenti che non tengono in alcun conto la gravità: corpi che roteano in aria, che rallentano il tempo, che colpiscono esattamente dove devono colpire, che piegano le lame altrui, che son talmente veloci (“che spada fulminea!”) da non farti capire che ti hanno trapassato da parte a parte..

hero

“Hero” è differente dagli altri film del genere epico-mitologico-leggendario cinese che sono usciti negli stessi anni. Parla di versioni differenti di uno stesso racconto, il cui risultato è sempre lo stesso. Parla di un fine che guida le azioni dei più prodi, invincibili e pericolosi guerrieri della Cina. Parla di un immaginario che si tinge dei colori del sangue, poi dell’acqua, poi della purezza d’intenti, parla di un linguaggio che può sembrare fiabesco, ma che si sposa perfettamente col modo tutto orientale di concepire la vita e le azioni che rendono grande un uomo. Questo fa grande “Hero”. E la fotografia, ovviamente. Sei calato dentro l’ambiente, dentro le foglie gialle che mulinellano mentre infervora il combattimento tra l’allieva e la guerriera, nella pioggia che scandisce il tempo e le note di un combattimento tutto intellettuale tra i due eroi, nei veli verde chiaro che nascondono alla vista il nemico – ma sarà poi tale? – nel deserto che è deserto anche dell’anima, oltre che reale, nel vento che interpreta l’urlo di dolore dell’amante amata disperata…

hero

Potrei andare avanti per ore… ma il film finisce. Mi rimane una tazza, vuota, di té oolong per rendere omaggio alla leggenda della nascita della Cina. E’ l’una di notte, nel frattempo. Sognerò di leggiadre figure che si esercitano nella calligrafia, di fiamme che esprimono il pensiero di chi vi sta davanti, di personaggi talmente saggi da sapere cosa si muove nell’animo altrui prima addirittura del diretto interessato… sognerò la grandezza di una nazione, che ancora oggi si identifica con la Grande Muraglia che quel primo re fece costruire e che ancora protegge il territorio dall’esterno, dal nemico, dall’ignoto…

oolong

One response to this post.

  1. Ho visto il film anni fa. Ricordo che il finale mi lasciò un po’ perplessa, ma nel complesso proprio un bel film! Soprattutto, proprio bello da vedere!!!

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