Archive for ottobre 2010

Un momento di dolcezza dal Canada: il Maple Tea

Una mia collega mi ha fatto provare oggi una dolcezza proveniente dal Canada. Si tratta del Maple Tea, ovvero un té  nero aromatizzato allo sciroppo d’acero, loose tea, in una simpatica boite in legno a forma di cassa  import/export in miniatura, perché anche l’occhio vuole la sua parte.

maple tea

Canadian Maple Tea

Il té è di un bel color caramello, ma ciò che piace di più è lo splendido profumo, dolcissimo, che ricorda gli splendidi pancakes intrisi di sciroppo d’acero che gustavo a colazione al Tick Tock Diner, a New York (ah! Che bei momenti!).

maple syrup

Lo sciroppo d'acero, aromatizzante del Maple tea

Anche al palato il Maple Tea non delude e si conferma  naturalmente dolce, e non potrebbe essere altrimenti!

E poi, in questo momento in cui i primi freddi si stanno facendo avvertire, le giornate si accorciano e tu sei lì al lavoro col naso che ti si ghiaccia perché c’è freschino nelle sale, non c’è niente di meglio per riscaldarsi le manine e il cuore con una bella tazza di té. Dolce così sostituisce senza rimpianti il conforto che potrebbe dare un cioccolatino!

La pausa del té in questo modo è un bel momento di condivisione, la bevanda calda invita a rilassarsi, non è veloce come prendere un caffé alla macchinetta e mette di buon umore.

Ringrazio quindi tantissimo la mia collega, e la aspetto in mensa per tante altre tazze di té…tanto l’inverno è lungo e non mancheranno occasioni…

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La pausa del té è sacra, anche al lavoro

Ho letto qualche tempo fa un articolo che raccontava come in Gran Bretagna la pausa del té sia sacra anche al lavoro: una ragazza italiana raccontava che le sue colleghe londinesi alle 17 si staccavano dalle loro scrivanie e si preparavano una tazza di té. Tutto lavoro e niente spasso, il morale scende in basso, si diceva in un film di Totò: il concetto è lo stesso, per gli Inglesi che evidentemente non possono rinunciare al loro Five o’clock Tea. Avendone la possibilità, grazie al mio lavoro che mi consente di fare una pausa di mezz’ora e la disponibilità di una cucina per il personale, mi sono attrezzata anch’io, come le impiegate londinesi, per la pausa del té. Certo, la preparazione non ha nulla di aulico o solo lontanamente avvicinabile ad un té preparato con tutti i sacri crismi, ma è meglio di niente e, soprattutto, quello che conta è il pensiero!

L’occorrente è tutto riposto nel mio armadietto: un piccolo bollitore monoporzione, una delle mie tazze, una confezione di bustine di té contenente gli “avanzi” delle confezioni di casa: l’offerta è eterogenea, per la verità, ospita sia té che infusi. In questo momento per la precisione abbiamo qualche bustina di té al mango Dulphil, 2 bustine di karkadé Sonnentor, 3 bustine di infusi vari Harrods, 3 bustine di infusi vari pompadour, 2 bustine di té verde all’arancia Twinings, 2 bustine di té nero alla rosa Twinings, 2 di té nero alla vaniglia Meßmer, 2 infusi speziatissimi Yogitea. Lo so, non è proprio il cofanetto delle meraviglie, molti storceranno il naso pensando “Ecco, questa fa tanto la sofisticata quando parla della cerimonia del té, quando cita Kakuzo Okakura, quando descrive il Canone del Té e poi casca banalmente sul té in bustina preparato in un bollitore?!”

Giusta osservazione, ma come dicevo prima, al lavoro non posso fare più di tanto la schizzinosa, per cui mi dispiace, ma continuerò a fare così, Si beve il té per dimenticare il frastuono del mondo, dice un antico detto. Io bevo il té, al lavoro, per staccare dal lavoro. E se mi rilassa e mi fa stare bene, che sia un té in bustina o un bouquet di té, che sia preparato in un volgare bollitore o in una teiera di ghisa, non mi cambia assolutamente nulla. Io bado al risultato, per la mia mente.

Waiting for SALONE DEL GUSTO 2010

A breve si svolgerà a Torino il Salone del Gusto 2010, evento culinario che personalmente attendo sempre trepidante. quest’anno voglio fare un’indagine: voglio vedere quant’è presente il té al Salone del Gusto. Voglio vedere chi e cosa propone, quanto pubblico ha intorno, da dove viene, se offre qualcosa di innovativo o tradizionale e come lo propone.

Il té fa comunque parte del gusto. Ciò nonostante, però, si trova sempre in posizione defilata. Il perché è ovvio e banale: in Italia amiamo i salumi, i formaggi, il vino e l’olio, il miele, i dolci tradizionali e i piatti tipici. Il té non si accompagna a nessuna di queste categorie – anche se secondo me il Lapsang Souchong si accompagna benissimo ai salumi, poi è universalmente noto che il té col miele è un toccasana per la gola e che il Darjeeling è definito lo champagne del té. Non che sia accolto con scetticismo, intendiamoci, ma con indifferenza sì. Voglio valutare questi aspetti.

Se me la sento, mi cimenterò a fare qualche mini intervista: devo superare lo scoglio della mia scarsa faccia di bronzo e casomai, per aiutarmi, farò qualche preventiva degustazione di vino..!

Insomma, allestitori di té, siete avvisati. potreste essere intervistati da Ilmiote!