Esiste in Italia una cultura del té?

La risposta è no, tanto per fugare ogni dubbio. Dopo attenta analisi e riflessione sono giunta alla conclusione che in Italia non esiste, non è diffusa una cultura del té. Mentre, al contrario, quella del caffé è addirittura un’arte, il té è invece un vezzo d’importazione. Le motivazioni sono facilmente intuibili; provo qui ad elencare le principali:

  • innanzitutto ragioni storiche: se prendiamo come termine di paragone l’Inghilterra, notiamo subito che gli Inglesi hanno conosciuto il té in Oriente, lo hanno acquisito, assorbito, e lo hanno importato nella propria patria facendolo diventare un tratto distintivo della loro cultura. Alla base c’è stato l’incontro con chi già lo beveva, gli Orientali; poi l’importazione in patria e l’adattamento alle esigenze inglesi ne ha fatto un vero rito. In Italia non è avvenuto niente del genere: non abbiamo neanche mai avuto compagnie di importatori di té perché, chiaramente, in economia da sempre è la domanda che genera l’offerta.
  • ragioni culturali: sono strettamente legate alle ragioni storiche: nella nostra cultura e nell’organizzazione della nostra giornata non è concepito un momento da dedicare  a noi stessi, come può essere il té delle 5 a Londra o una cerimonia del té a scelta tra CIna e Giappone.
  • modernità: ciò è tanto più evidente oggi: il massimo che ci concediamo è la pausa caffé in ufficio (chiaramente per chi lavora: sapeste quanto té ho bevuto finché ero disoccupata…). Siamo sempre di corsa, mentre la preparazione del té, con tutti i sacri crismi, richiede calma e lentezza. Non avendone la tradizione, non ne sentiamo la necessità. Ben diverso dagli Inglesi, per i quali è un irrinunciabile momento della giornata.
  • tradizioni: non esiste una tradizione italiana del té. Mentre esiste, per dirne uno, l’English Breakfast, in Italia non è mai stato creato un blend che si sia imposto sul mercato. Non è necessario autoprodurre il té: gli Inglesi tuttora lo importano. Non abbiamo neanche creato strumenti italiani per preparare il té: usiamo porcellane cinesi, teiere in ghisa giapponesi, ammiriamo i servizi da té marocchini e il samovar russo. Ma noi non abbiamo creato nulla di tipicamente italiano con la sola funzione di bere il té.

[to be continued…nel prossimo post]

One response to this post.

  1. […] un’apprendere che non si ferma, ma è in continuo divenire e non avrà mai fine. In Italia manca una cultura del té, come dico fin dai primi post di questo blog, anche se vedo intorno a me un interesse crescente e una certa curiosità verso le infinite […]

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