La cerimonia del té cinese, un’ “invenzione” recente

Rileggo, a distanza di qualche anno, un articolo di Livio Zanini per ZenLife Magazine, n° speciale per Higan 2007, intitolato “Tradizione e innovazione nell’arte del té in Cina e in Giappone”. In esso si parlava della cultura del té in Giappone e in Cina, della tradizione che si è creata intorno ad esso e come mentre in Giappone si è creata una vera cerimonia del té, in Cina solo recentemente è stata, per così dire, istituzionalizzata. E’ proprio di questo aspetto che voglio parlarvi. In uno dei prossimi post, poi, descriverò proprio la cerimonia del té cinese, cui ho assistito a Higan 2007.

Il té viene scoperto, o inventato, intorno al V secoo d.C. ed è diffuso dai Monaci Buddhisti. Esso trova largo seguito anche perché viene apprezzato dai letterati confuciani, l’élite della società cinese, la classe dirigente. Tra di essi Lu Yu nel 760 d.C. scrisse il Canone del Té, Chajing, che sancì la definitiva conquista da parte del té delle abitudini dell’élite cinese. La sua preparazione, con le foglie della Camellia sinensis, divenne un passatempo raffinato, un’arte quotidiana da svolgersi nell’intimità del proprio studio. Il té toglie il torpore e stimola la mente, è sobrio e frugale, è raffinato: riflette in sostanza lo spirito dei letterati confuciani. Non c’è però un rito precostituito alla base della preparazione del té, anzi la storia del té cinese è caratterizzata da una continua evoluzione del gusto, delle modalità di preparazione e di consumo. Il té di cui parla Lu Yu è un decotto salato di foglie di té polverizzate, ben diverso dal té cinese attuale! Da quel decotto salato si passò al té in polvere preparato in infusione nella tazza (che sarà poi usato nel Chanoyu, la cerimonia del té giapponese) e dal XVI secolo in avanti è invalso l’uso di mettere le foglie intere di té in infusione nella tazza o nella teiera. Questo metodo è il padre del té moderno, come lo conosciamo noi (anche perché mi risulta che solo il giapponese Matcha sia l’unico té in polvere attualmente esistente).

In seguito nella regione del Fujiaan si cominciò a preparare un té semifermentato, l’Oolong, al quale si abbinò una preparazione particolare, in piccolissime teiere nelle quali preparare infusi molto concentrati (il té Gongfu). Contemporaneamente, il contatto con gli Europei fece sviluppare la produzione di té neri per il mercato Occidentale.

La Cina offre perciò un panorama piuttosto variegato di tipologie di té cui corrispondono svariati modi di prepararlo, assolutamente non canonizzati, al contrario di quanto accade in Giappone. Eppure negli ultimi decenni, proprio ispirandosi al Giappone, da più parti in Cina si è provveduto a canonizzare l’arte del té cinese. Im primo Centro di Arte del Té, fondato a Taiwan nel 1980, che ha provato a mettere delle “regole”, ha codificato il sistema di infusione del té Gongfu al fine di creare una cerimonia del té cinese, per la quale sono necessari dei “Maestri infusori del té”. Nel resto della Cina continentale si è poi diffuso un sistema di certificazione per il riconoscimento dei diversi gradi di maestro del té. Di fatto, è stata inventata una tradizione. Non solo, ma il rischio cui si sta andando incontro è quello di snaturare completamente l’usanza, inventando per questa cerimonia movimenti esagerati e teatrali che ne fanno una danza, uno spettacolo dell’opera tradizionale, rivolto al pubblico, perdendo totalmente la componente intimistica che accompagnava il rito del té presso i letterati confuciano. Senza i quali il té cinese probabilmente non sarebbe arrivato ai nostri giorni.

One response to this post.

  1. […] che fa Lu Yu, l’autore del Ch’a-ching, il Canone del té (ho già parlato di lui qui), della pianta del […]

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