Un té nel museo? Sì, all’Archeologico di Firenze

Quale può essere il legame tra il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e la cerimonia del té giapponese? E’ Marguerite Yourcenar. L’autrice di “Memorie di Adriano” è in qualche modo legata al Giappone, ma soprattutto è legata alle figure dell’imperatore romano Adriano e del suo amato Antinoo, bellissimo giovane al quale, alla morte, Adriano dedicò una città in Egitto, Antinoe.  In quella città sono stati condotti scavi archeologici i cui risultati e i cui reperti sono stati esposti in occasione di una mostra proprio all’Archeologico di Firenze e cui appartengono. Il Museo Archeologico Nazionale di Firenze, infatti, vanta una sezione egittologica che per importanza è seconda solo al Museo Egizio di Torino.

Ma torniamo a noi. Al termine della conferenza in cui si è parlato proprio della città di Antinoe, di Marguerite Yourcenar e del suo rapporto col Giappone, si è svolta, nei locali del piano terra del Museo una suggestiva cerimonia del té giapponese, ad opera di un Maestro del té in abito tradizionale che ha preparato il té matcha.

Innanzitutto a tutti gli astanti è stata data una tazzina di té matcha, molto carico, accompagnato da alcune zollette colorate di zucchero e da alcuni biscotti. Mentre si assaporava il té il Maestro, senza curarsi della presenza né dell’attenzione del pubblico, ha cominciato la sua cerimonia.

Per prima cosa ha tolto le infradito tradizionali, poi si è voltato ed è andato a prendere posizione su un tappetino su cui aveva già predisposto i vari strumenti necessari alla preparazione del Matcha. Si è inginocchiato e ha cominciato. Innanzitutto ha preso un fazzolettino con cui ha pulito gli strumenti, la tazza, bassa e larga e lo strumento in bambù che serve a versare il matcha dentro la tazza.

Ha controllato che tutto fosse a posto e ha cominciato. Ha preso una tazza, l’ha posata davanti a sé. Ha preso un boccettino blu dentro il quale sta il matcha, l’ha aperto e ha preso con lo strumento apposito, che è un bastoncino lievemente curvato in cima a formare una spatolina, un piccolo quantitativo di polvere di té matcha, che ha subito versato nella tazza. Poi ha preso un mestolo di bambù, di quelli tradizionali giapponesi, cilindrico e di piccolo diametro, e ha preso un po’ d’acqua calda da una teiera. A questo punto ha compiuto l’operazione più importante: ha preso il frullino apposito in bambù e ha cominciato a frullare il contenuto della tazza per far sciogliere il té in polvere ed ottenere un té molto denso e forte. A questo punto il Maestro poggia la tazza alla sua destra, fuori del tappetino, dopo averla girata un po’ tra le mani. Qui un inserviente prende la tazza e la serve ad un fortunato tra i presenti.

L’operazione viene ripetuta per più tazze, nel silenzio più totale dei presenti, un silenzio carico di rispetto, di curiosità, di ammirazione.

cerimonia té matcha

gli strumenti della cerimonia del té giapponese

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