Archive for aprile 2010

Breve viaggio nel (mio) mondo del té

per chi ama il , come me, per chi, come me, ama sperimentare, non c’è niente di meglio, quando si va all’estero, di provare il té che all’estero viene bevuto, che si tratti di una nazione in cui la tradizione del tea-time è forte, come Gran Bretagna e Giordania, oppure di uno stato in cui il té è arrivato tardi e non esiste una forte tradizione, come la Francia o la Germania, o gli USA.

Voglio cercare di spiegare qui come il viene percepito e consumato nei paesi esteri in cui io e Lorenzo ci siamo recati, per quello che ho potuto capire.

Cominciamo dalla Gran Bretagna, ovviamente. Del té a Londra ho già parlato qui, e nel diario ho raccontato la nostra disavventura nel tentativo, fallito, di trovare il Brahma Museum of tea and coffe. A Londra la Twinings la fa da padrona, il suo negozietto sullo Strand è la mecca per gli amanti del genere. Visitando il negozio Twinings, ma anche facendo un giro in un supermercato di Earl’s Court, mi sono resa conto che “Paese che vai Twinings che trovi”, ovvero che non tutte le produzioni Twinings raggiungono l’Italia. Il che è un peccato perché io ora dove me lo procuro il té bianco al melograno? Da Harrod’s, ad un prezzo più elevato, si può acquistare invece qualcosa dell’omonima collezione, che consta ovviamente del classico English Breakfast e dell’Earl Grey, ma anche di un vasto assortimento di infusi profumatissimi ed esotici. A Londra, e quindi in tutta la Gran Bretagna, il té è tra le bevande più consumate, forse addirittura supera l’acqua e la birra, e non è strano, perciò, trovarlo nei negozi di souvenir accanto alle cartoline! Ovviamente ho comprato anche quello…

twinings

Passiamo alla Francia. A Parigi sono stata in due splendide sale da té, di cui ho parlato qui. Una, di tradizione araba, è splendida per il té alla menta, il té tipico in Medio Oriente e nell’Africa mediterranea. Si trova nel quartiere latino, splendidamente arredata, tanto che l’atmosfera arabeggiante di ori sete e specchi è affascinante. Per soli 2 euro un bicchiere di puro piacere, zuccherato e delizioso. L’altra sala è di tradizione decisamente europea. E’ il Salon de thè des Frères Mariage. A Parigi ha 3 sedi, e io conosco solo quella del Marais. Ambiente sofisticato, con i camerieri in livrea, servizio ottimo, e chiaramente costoso, dove una tazza di tè giallo, il più pregiato, costa la bellezza di 37 euro. Di un posto così non si può non innamorarsi! Attiguo alla sala è un negozietto in cui si può acquistare tutto il té che si vuole, tra gli ottimi blend sulla carta o i classici e puri té direttamente importati da India, Ceylon, Cina e Giappone.

La Germania non mi ha offerto particolari attrattive, ma solo qualche suggestione: ai tedeschi piace dolce: blend dolcissimi in cui la fanno da padrone la ciliegia, i frutti rossi, la vaniglia…tutti profumi dolcissimi, sia che si tratti di infusi sia che abbiamo davanti un rooibos (ndr: arbusto sudafricano da cui si ricava una bevanda utilizzata per infusioni ma senza teina) o un altro tipo di té nero. Il mercatino di Natale di Monaco, poi, è l’occasione per provare blend ancora più speziati e avvolgenti.

marcatini di natale monaco

La Giordania mi ha regalato delle soddisfazioni. Come ogni paese arabo che si rispetti, la cultura del è molto diffusa. Spesso nelle aree turistiche e di ristoro si trova qualche ragazzetto che per un dinaro ti versa un bicchiere fumante di té alla menta o alla salvia. La tradizione beduina detta che in ogni tenda nera ci sia un focolare su cui sta a bollire il té per gli ospiti. Ciononostante la Lipton è giunta fin qui e la sua pubblicità fa mostra di sé per le strade di Amman.

giordania

New York, infine. Se volete qualcosa di innovativo andate a Chinatown e chiedete il Bubble Tea, un té freddo addizionato con perle gelatinose di tapioca. Sensazione strana ma piacevole, nel momento in cui si beve, e soprattutto la certezza di stare provando una cosa che solo pochi dei milioni di turisti a New York ogni anno provano!

L’unico neo di Chinatown è stato per me la delusione nello scoprire che il té cinese comprato in un negozio del quartiere in realtà è confezionato a Los Angeles. Per una volta che il made in China poteva essere una garanzia di qualità…

Quanto al resto ho sperimentato solo una volta una cerimonia del té cinese, a Higan, Abano Terme, nel 2007, e una cerimonia per la preparazione del té giapponese Matcha a Genova. La cerimonia di Higan era stata molto suggestiva, con un vero maestro del té che per un’oretta ci ha trasportato in Cina, a preparare il té Oolong in quella piccolissima teiera e a berlo in quelle ancor più piccole tazze…La cerimonia del té matcha è stata invece un bell’avvicinamento ad un aspetto della cultura giapponese, certo, ma mutuato da un giapponese che ormai da molto tempo si è occidentalizzato ed ha cercato di fondere i vari aspetti contrastanti di due culture, giapponese ed europea, per molti versi contrastanti tra loro.

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E la facoltà di Architettura di Firenze si beve un Archi-té

Si può bere il té e fare del bene oltre che al proprio corpo anche alla propria mente? Si può prendere una tazza di té e intanto accrescere il nostro bagaglio culturale? La risposta è sì.

Girovagando su internet mi sono imbattuta in questa interessante iniziativa organizzata dalla facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Si tratta di Archi-té, una serie di incontri che trattano di temi di architettura e non solo in un’atmosfera conviviale, resa tale dalla presenza del re della convivialità, il té appunto.

Ecco la presentazione di questo evento, così come riportata alla sua pagina web:

“ARCHI-TE’: incontri trasversali” è un ciclo di incontri culturali che ruotano attorno al concetto allargato di architettura, libro e biblioteca all’insegna della convivialità. “Trasversali” perché non riguardano la progettazione di un edificio o l’organizzazione specifica dell’urbanistica di un territorio, ma affrontano l’architettura nel suo aspetto immaginario e seducente, più legato ai sensi dell’individuo e alla sua creatività.
Il connubio tra l’esposizione del tema da parte del relatore ed il tè vuole ricondurre ad un’idea di incontro conviviale, in cui la cultura non è specificatamente cattedratica o didattica. Il tè è stato, ed è tuttora, in molte culture un momento di ritrovo, dove scambiare merci ed idee, mescolando così segni e simboli da portare a casa, nella propria area culturale. Dal deserto più arido al freddo del Tibet, all’estremo Oriente, l’uomo si è seduto di fronte ad una tazza di tè per conoscersi e cercare di capire le proprie differenze.
Il tè, non a caso, è offerto da “La Via del Tè”, il cui nome ci riporta a lontane memorie, ad incontri immaginati, a idee che hanno percorso le strade del mondo. Un tè diverso per ogni incontro, un tè pensato come abbinamento più idoneo per ogni tema affrontato.

Dunque, se siete architetti o amanti dell’architettura e sorseggiate volentieri una tazza di té, e soprattutto passate da Firenze, non mancate l’occasione: gli incontri, che si svolgono presso l’Aula Magna della Facoltà di Architettura – Università degli studi di Firenze, via Pier Antonio Micheli 2 – 50121 Firenze – avranno i seguenti temi:

Mercatini dell’antiquariato: il posto migliore per arricchire la collezione di teiere

Andare in giro per mercatini dell’antiquariato offre la splendida opportunità, per chi naturalmente ne è appassionato, per rifornirsi a basso costo di splendidi oggettini da collezione, nel mio caso teiere e scatolette di latta per il té. Oggetti che un tempo furono splendidi soprammobili, o oggetti d’uso quotidiano, o parte di collezione in casa altrui, un bel momento finiscono in cantina, ammassati per pietà in qualche scatolone, perché il proprietario non ha cuore di buttarli via. Così rimangono lì per qualche anno, invecchiano, prendono polvere e infine, una domenica, finiscono su un banchetto di un mercatino dell’antiquariato, come ce ne sono tanti in giro per l’Italia.   

I mercatini rionali sono quelli che danno più soddisfazione. Sono quelli che vengono volgarmente detti “svuotacantine” e sono ricchi di fascino proprio perché la merce disposta sui banchetti è quanto di più eterogeneo si possa trovare: si va dai quadretti ai dischi in vinile ai libri pubblicati negli anni ’60, alle schede telefoniche alle stoviglie. Tra queste i piatti dei ristoranti la fanno da padrone, seguiti dalle tazze e infine dalle teiere.

Le teiere sono qualcosa di stupendo. Innanzitutto non se ne troverà mai una identica ad un’altra. Possono essere di mille tipi, classiche da té inglesi, in porcellana cinese, orientali, per il té alla menta marocchino…oppure possono essere miniaturistiche, aprendo la porta ad una gamma infinita di soluzioni più o meno fantasiose.

Ieri sono capitata giusto giusto in uno di questi svuotacantine rionali. A prezzo infimo, ovvero 50 centesimi (neanche a farle), mi sono procurata ben 2 teiere miniaturistiche, una a forma di casetta di hobbit, l’altra ancora più piccola, a forma di mandarino con tanto di foglia. Ho completato gli acquisti con una scatola da té cinese che un tempo conteneva un té cinese alla rosa della Taylors Tea&Coffe di Harrogate, England. Oggi contiene il mio té alla salvia.

teiera da collezione

La teiera "casetta dell'hobbit"

 Tra l’altro, non è la prima volta che i mercatini rionali dell’antiquariato mi danno soddisfazione: già una volta, qualche tempo fa mi sono procurata, in una di queste occasioni, una teiera mediorientale e una teiera miniaturista a forma di casa olandese. Le avevo pagate di più di 50 centesimi l’una, ma mi sono ritenuta ugualmente soddisfatta dell’acquisto. Perché non c’è niente di più bello di riuscire ad ampliare la propria collezione spendendo poco per una cosa che per noi ha invece un valore (simbolico, ovviamente) altissimo.

teiera da collezione

la teiera "mandarino"

Direttamente dalla Giordania..té alla salvia

Ricordate il bastimento carico di té che mi è arrivato dalla Siria e dalla Giordania? Tutto era nato perché avevo innocentemente richiesto un po’ di té alla salvia…

Oggi vi presento proprio quel té alla salvia. Si tratta per la precisione di un té alla salvia prodotto nella Riserva Naturale di Dana, la Dana Biosphere Nature Reserve, una splendida riserva naturale.

Premessa: è un té particolare, assolutamente non diffuso in Italia – anzi, chi lo sente nominare per la prima volta alza un sopracciglio in segno di sorpresa e storce il naso in segno di malcelato disgusto – ma molto quotato nel Medioriente insieme al té alla menta (che da noi, invece, gode di un certo successo).

Ecco la descrizione:

Té alla Salvia della Dana Biosphere Nature Reserve: è un té nero a foglia piccola con foglioline di salvia profumatissima. A proposito delle foglie, infatti, bisogna sottolineare che si tratta, probabilmente (non me ne intendo), di una varietà di salvia diversa dalla nostra: foglie piccoline, tondeggianti, non lanceolate e allungate come le nostre. Il profumo però è quello inconfondibile della salvia a noi più familiare.

Il colore è ambrato, piuttosto scuro. Il profumo della salvia permane anche nell’infusione e dà al té quel gusto particolare che solo la salvia sa dare. In sostanza un ottimo té!

té alla salvia

Té alla salvia della Dana Biosphere Nature Reserve

Té verde aromatizzato al mango: un’insolito blend

Ho scoperto il té verde aromatizzato al mango a Londra, nel negozio Twinings. In una bella confezione verde, il té verde al mango Twinings è venduto in 20 ampie bustine quadrate in mussolina, che lasciano traspirare le foglie di té e liberare il profumo del mango. Neanche a dirlo, il té verde al mango Twinings non è commercializzato in Italia, come tutta una serie di altri blend di cui parlerò prossimamente.

Oggi provo un altro té al mango in bustina: è il Morgentau della Ronnefeldt, casa produttrice di té tedesca, aromatizzato al mango e limone e con aggiunta di petali di fiori. Anch’esso è servito in una bustina di mussolina decisamente di grandi dimensioni. Anche il quantitativo di té al suo interno è eccessivo: andrebbe bene per 5 persone, almeno, mentre io sono da sola a berlo! Uno spreco!

Non mi stupisce, del resto, che in Germania venga prodotto un té al mango: il gusto dolce di questo frutto si sposa bene con i gusti dei tedeschi in fatto di té: come mi sono accorta nel mio breve soggiorno a Monaco di Baviera, per loro il té più è dolce più piace!

Comunque, il té verde al mango ha il sapore molto particolare: il fresco del té verde sencha si incontra col gusto esotico e dolciastro, inconfondibile del mango. L’esito è molto strano, per la verità. Il colore è decisamente giallo. il profumo è meno intenso di quello che ci aspetteremmo, ma nel gusto il mango si fa sentire. E immediatamente richiama alla mia mente un té che mi ero procurata qualche anno fa a Parigi, in un negozietto del mega centro commerciale sotterraneo de Les Halles: un té verde aromatizzato sfuso, dall’esotico nome Bikini, del quale all’epoca non ero riuscita ad individuare i componenti, tranne i petali di fiori. Ora so qual era l’ingrediente segreto e capisco che il nome Bikini era azzeccato: perché il mango è un frutto tropicale!

ronnefeldt morgentau

Té nero del Bazar di Damasco

Oggi provo con voi il té nero che mi è stato fatto recapitare direttamente dal Bazar di Damasco. Ricordate il bastimento carico di té  che mi è giunto miracolosamente pochi giorni fa? Ne viene dalla Siria e dalla Giordania. Nello specifico, il té nero di oggi è stato acquistato a Damasco. Di fronte alla moschea si trova infatti un bazar che, come tutti i bazar del mondo arabo, è un tripudio di colori, sapori, odori e profumi. Oltre alle sete e ai gioielli sfarzosi, i mercati mediorientali sono famosi per le spezie e quant’altro possa stuzzicare la vista. Perché anche l’occhio vuole la sua parte.

Dunque al bazar di Damasco c’è un banchetto che vende tra le altre cose, il té nero da preparare con le bacche di cardamomo, secondo la migliore tradizione. Prima di provarlo col cardamomo, però, ho voluto sperimentarlo da solo, per sentirne l’aroma e il sapore, il profumo, e vedere se con la mente riesco a farmi trasportare nelle sabbie siriane e nelle atmosfere fumose dei bazar mediorientali.

Ecco dunque la mia personalissima descrizione del té nero del Bazar di Damasco:

té nero del bazar di damasco

il mio té nero del bazar di Damasco

Innanzitutto le foglie: sono piccole, lievemente arricciate e rilasciano un profumo fresco, di erba.

Poi il colore dell’infusione. Il té è di un bel colore ambrato. E’ un peccato che io non abbia con me la teiera araba con cui potermelo preparare, e anche l’acqua che utilizzo, ne sono convinta, non rende.

tè nero del bazar di damasco

il mio té nero del Bazar di Damasco

Il profumo anche in infusione rivela il sentore dell’erba che avvertivo nella foglia asciutta. E’ però un profumo dolciastro, mentre al gusto rilascia un amarognolo di fondo che non dispiace e disseta. Chiudo gli occhi e mi teletrasporto in una tenda beduina, nel deserto del Wadi Rhum… i dromedari pascolano qui accanto, io seduta su cuscini sorseggio il mio té nel deserto…

La mia collezione: le teiere

E’ giunto il momento di cominciare a proporvi le teiere della mia piccola collezione.

Cominciamo con la teiera in ghisa Roji made in Japan (a sinistra nella foto), regalatami per il compleanno 2006 e acquistata nel negozio La via del té  di Firenze.  E’ in ghisa grigio-marrone, dalla forma tondeggiante, non schiacciato a disco volante (modello di teiera giapponese piuttosto diffuso), ma più capiente. Il corpo della teiera è decorato con un iris a rilievo.

Ho pensato di completarla con una tovaglietta di bambù nera e con un sottoteiera in ghisa dello stesso colore. L’effetto è notevole. Al momento mi mancano adeguate tazze in cui bere il té preparato al suo interno, ma mi sto attrezzando. 

Per preparare il té al suo interno bisogna segure alcuni passaggi. Importante è soprattutto il peimo trattamento: per questo La via del té consiglia di riempire la teriera d’acqua e portarla lentamente ad ebollizione ponendola direttamente sul fuoco a fiamma bassa, con un adeguato spargifiamma. Appena si raggiunge l’ebollizione bisogna gettare via l’acqua e asciugare con un panno le pareti esterne della teiera ancora calda, quindi si lascia asciugare all’aria completamente l’interno della teiera.

Si ripete questo procedimento 3-4 volte, poi finalmente si può preparare il té.

Basta un cucchiaino di té da porre nel colino, fornito insieme alla teiera, non appena l’acqua ha raggiunto la giusta temperatura. Trascorso il normale tempo di infusione si serve il té che più ci aggrada. Io personalmente preferisco preparare in questa teiera il té verde in generale e più in particolare il Sencha, il Gyokuro e il Genmaicha.

Per gli utilizzi successivi al primo, naturalmente non bisogna lavare la teiera col detersivo, ma solo con acqua fresca. Bisogna quindi asciugare perfettamente le pareti esterne e interne con un panno, assicurarsi che non rimanga alcun residuo liquido all’nterno e infine riporre la teiera in un luogo asciutto, evitando qualsiasi contatto con olio e sale.   

teiere